La storia del Chiesa dei Santi Severino e Sossio a Napoli, tra Via San Biagio dei Librai e Corso Umberto I e non lontano dal Decumano Inferiore, merita qualche cenno – Photo di Chankobetter.



La chiesa monumentale, pur fondata nel X secolo, affonda le sue radici nel lontanissimo V secolo, ai tempi di San Benedetto da Norcia e fa parte di un complesso monastico che ha ospitato le reliquie di San Severino e di San Sossio, compagno di martirio di San Gennaro.

Il complesso monastico conta oltre alla chiesa principale anche un’altra inferiore, tre chiostri monumentali, un refettorio, una sala capitolare e due giardini. Dal 1835 è sede dell’Archivio di Stato, che custodisce un ampia raccolta di volumi, opuscoli, manoscritti, atti ufficiali, pergamene e documenti riguardanti la città di Napoli dal X secolo all’epoca moderna.

Chiesa Santi Severino e Sossio Sagrestia

@Fabreizio Reale

La struttura della chiesa è a croce latina ad unica navata con soffitto a volte, con due file di sette cappelle ai lati, ed un prezioso pavimento marmoreo del 500 che ospita numerose lastre sepolcrali.

Diversi interventi di restauro e consolidamento, in seguito ai terremoti del 1731 e del 1980, ne hanno modificato profondamente la struttura e nonostante il lungo periodo in cui l’edificio è versato in uno stato di abbandono le opere d’arti presenti sono tutte in buono stato di conservazione. Degne di nota la cappella in marmo della famiglia Sanseverino, la cappella Medici di Gragnano, la bellissima cupola (una delle prime ad essere eretta in città), che presenta un ciclo del pittore fiammingo Paul Schepers, l’altare maggiore e la balaustra di Cosimo Fanzago e la volta della navata con affreschi di Francesco De Mura, senza dimenticare la splendida Sacresria.

Dalle scale difronte alla cappella Medici, si trovano in successione i chiostri monumentali: il chiostro del Noviziato e il famoso chiostro del Platano, entrambi del Quattrocento, il chiostro di Marmo realizzato nel Cinquecento, e il chiostro d’ingresso, realizzato nel Seicento.

Chiesa Santi Severino e Sossio Chiostro

Questo luogo sacro è stato a lungo teatro di sfortunati e misteriosi eventi: quindici incendi e, a partire dalla sua fondazione, disgrazie accidentali tra cui la morte del pittore Belisario Corenzio nel 1648, precipitato dall’impalcatura mentre era intento a ritoccare gli affreschi della volta.

La maledizione della contessa di Saponara

Ma la vicenda più intrigante è legata alla cappella del casato nobiliare dei Sanseverino, a destra dell’altare maggiore, la quale custodisce il monumento funebre di tre giovani fratelli, Jacopo, Sigismondo e Ascanio Sanseverino, scolpiti come se fossero vivi e reali.

Chiesa Santi Severino e Sossio Cappella dei Sanseverino

Questi giovani sfortunati hanno pagato con la morte un infame tradimento, ordito alle loro spalle dallo zio Girolamo. Da questa tragedia ha inizio una terribile vendetta. Ippolita de Monti, contessa di Saponara e madre dei ragazzi, non aspettò gli esiti della giustizia terrena, ma si affidò alle forze oscure per punire i colpevoli e maledì la famiglia Sanseverino e i loro beni.

Colpisce il gioco di sguardi dei tre fratelli che creano una suggestiva combinazione studiata dall’artista, il loro sguardo è infatti rivolto all’insù e convergono nel punto esatto dove è stata custodita la tomba di Ippolita de Monti. Una madre che non ha mai accettato la perdita dei suoi amabili figli e che si è battuta per il senso di giustizia.

La Chiesa dei Santi Severino e Sossio è possibile visitarla grazie al gruppo della comunità di Sant’Egidio che si occupa della gestione e delle aperture straordinarie.

Chiesa dei Santi Severino e Sossio

Indirizzo: Via Bartolomeo Capasso, 22, 80138 Napoli
Come arrivare:  percorrere il corso Umberto I in direzione Piazza Garibaldi, svoltare a sinistra in Vico San Severino e procedere fino alla chiesa.