Il Napoletano, il dialetto italico più esportato e conosciuto al mondo, è tra le caratteristiche principali dell’essere partenopei.

Nomi altisonanti come Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Tito Schipa, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, José Carreras e Andrea Bocelli hanno portata il Napoletano in giro per il mondo, calcando i più importanti palcoscenici del mondo.



L’Italia di lingue ne parla tante, una tra queste è il Napoletano; una parlata che troppo spesso sopprimiamo per un più consono italiano, ma che riaffira se ci esprimiamo d’istinto.

Il napoletano è una “lingua” o un “dialetto”?, la definizione è lunga e tortuosa.

‘O nnapulitano, quello di Napoli e dintorni per intenderci, è un dialetto! Per lingua Napoletana, invece, si intende l’insieme di dialetti parlati nei territori che costituivano il Regno Delle Due Sicilie al di qua del faro di Messina.

Lingua Napoletana, cenni storici

Napoli nei secoli è stata un crocevia di popoli e di culture che hanno influito enormemente sulla formazione della sua lingua.

Com’è noto Neapolis è stata fondata nel VI secolo a.c. dagli antichi greci, ed è greca la matrice che si ritrova ancora oggi in molti termini partenopei. Profonda è stata poi l’influenza del latino, nel 326 a.C la città diventò una colonia dell’impero Romana. Leggi La storia di Napoli, capitale del Sud Italia.

Castel dell'Ovo Ph Marite Toledo

Foto @Marite Toledo

La caduta dell’Impero romano d’Occidente diede inizio ad un costante mutazione dell’idioma parlato dai napoletani. Gli arabi, i normanni, i francesi gli spagnoli e perfino gli americani, durante la seconda guerra mondiale, hanno influito sul napoletano contribuendo alla nascita di espressioni fuori dal comune.

Per secoli il napoletano ha fatto da ponte fra le culture orientali e quelle dell’Europa settentrionale; veniva parlato dalla popolazione, ed era usato nelle udienze regie, nelle scuole, negli uffici della diplomazia e dei funzionari pubblici.

Si hanno testimonianze scritte di napoletano già nel 960 con il famoso Placito di Capua, e poi all’inizio del Trecento, con una volgarizzazione della Storia della distruzione di Troia di Guido delle Colonne.

Con l’arrivo di Garibaldi e la fine del Regno delle Due Sicilie inizia il processo di omologazione alla lingua italiana; da quel momento il napoletano viene considerato un linguaggio volgare.

Parla bene, parla italiano, quante volte è capitato di richiamare chi preferisce esprimere un pensiero in dialetto e non in italiano?

Nonostante tutto il napoletano è riuscito a resistere; con i suoi mille suoni, tutti diversi e simpatici, continua ad essere utilizzato ed apprezzato in tutto il mondo.

Curiosità sul Napoletano

Pulcinella - Fabrizio Reale

Foto @FabrizioReale

Lucio Dalla pur di poter parlare correttamente in Napoletano disse: «Se ci fosse una puntura intramuscolo con dentro tutto il Napoletano me la farei, anche se costasse duecentomila euro».

Il dialetto napoletano è anche la lingua di Lila e Lenù, le protagoniste de “L’amica geniale” (una trasposizione cinematografica dell’omonima serie di romanzi di Elena Ferrante); non è il napoletano letterario ma quello parlato della gente comune.

La parlata Napoletana è piena di termini ed espressioni colorite e simpatiche, che esprimono in una parola o in una breve frase un concetto scomodo o sarcastico.

‘O ‘ccafè a ‘dda scennere a coda ‘e zoccola – il caffè deve scendere come la coda di un topo. Per capire se il caffè è realizzato a regola d’arte è osservate la macchina del bar; nei primo secondi il caffè deve scendere a gocce, successivamente deve fuoriuscire formando una sorta di filo che ricorda la coda di un topo.

‘O pesce fete d’ ‘a capa – Il pesce puzza dalla testa. Quando qualcosa non va, la colpa è sempre di coloro che prendono le decisioni.

Co ‘a vocca chiusa nun traseno mosche – Con la bocca chiusa non entrano le mosche. A volte è meglio tacere che parlare a sproposito.

L’amico è comme’ ‘o ‘mbrello: quannno chiove nun o truove maje – L’amico è come l’ombrello, non è mai a portata di mano quando piove. Come l’ombrello quando c’è il temporale, un amico è tanto necessario, quanto difficile da trovare.

Puozze Sculà, non è una delle più felici perché se qualcuno vi augura di scolare in sostanza vi sta augurando di morire.

L’Accademia della Crusca si è cimentata nella pubblicazione del primo vocabolario della lingua napoletana, un’opera-kolossal composta da quattro volumi e tremila pagine. In alcune scuole e università si è fatta strada l’idea di inserire lo studio del napoletano nel programma di studi.