Camminando per le strade della città di Napoli ci si imbatte in opere architettoniche del XIX e XX secolo, piazze, fontane e chiese rinascimentali o barocche ma anche nei resti dell’Antica Roma come ai Ponti Rossi. Qui scorreva, circa 2.000 anni fa, in lunghi e grandi tubi di piombo, l’acqua che abbeverava Napoli e dintorni.



Chi si trova a transitare per la strada dei Ponti Rossi passerà sotto alcune arcate di colore rosso, ma quello che passa sopra le arcate costruite in tufo e laterizi rossi, non è un ponte bensì un acquedotto romanoun’infrastruttura che attraversa il quartiere della Sanità prima di alimentare l’antica Neapolis.

La straordinaria opera di ingegneria idraulica, attribuita all’Imperatore Claudio (I secolo d.c.) sulla base di scritte incise su alcuni tubi di piombo, fu integrata nel più complesso progetto voluto dall’Imperatore Augusto.

Aquedotto Romano ponti Rossi
Foto FB Mauro Bene

L’acquedotto Augusteo, opera dalle dimensioni monumentali, con uno sviluppo di circa 100 km, raccoglieva l’acqua della sorgente di Serino in territorio Irpino, terminando il suo percorso a Bacoli per riempire la più grande cisterna mai costruita dai romani, la Piscina Mirabilis, realizzata per approvvigionare la grande flotta imperiale di stanza a Miseno nei Campi Flegrei, 

Il lungo percorso dell’Acquedotto permetteva il rifornimento idrico di alcune importanti città campane fra le quali Pompei, Ercolano, Nola e Atella.

Il grande acquedotto fu totalmente distrutto da Belisario, illustre generale inviato dall’imperatore Giustiniano a metà del 536 d. C. per obbligare Napoli alla resa. Solo agli inizi del Cinquecento la zona dei Ponti Rossi e il sito archeologico dell’acquedotto furono riqualificati per volere del viceré spagnolo Don Pedro di Toledo. Un successivo restauro dell’acquedotto fu riproposto dal Re Carlo III di Borbone in occasione dell’inizio della costruzione della Reggia di Caserta.

Napoli Ponti Rossi, acquedotto romano
Foto FB Lino@Altui

A partire dalla metà del Novecento l’area dei Ponti Rossi, che va dal Bosco di Capodimonte fino ad arrivare a Piazza Grande, è stata vittima del boom espansionistico cancellando quasi del tutto la fertile cintura verde che circondava Napoli.

Oggi sotto la doppia fila di archi che portavano acqua alla città, passano le auto, e grazie ad opere di volontariato da parte degli stessi cittadini napoletani, sono state effettuate diverse azioni di pulizia.