Tra le tante chiese di Napoli c’è ne una molto cara ai napoletani conosciuta dal popolo con il nome di San Raffaele a Materdei uno dei quartieri più popolari di Napoli a ridosso della Sanità.

San Raffaele, il santo protettore delle zitelle, è rappresentato con una manciata di pesci in mano, simbolo di fecondità, e come tale meta di centinaia di migliaia di fanciulle in età da marito e in cerca di figli.



La chiesa di San Raffaele

Dedicata all’Arcangelo Raffaele e soprannominata la chiesa della fecondità, la chiesa fu fondata nel 1759 dai canonici Marco Celentano e Michele Lignola. Il progetto fu di Giuseppe Astarita, allievo di Domenico Antonio Vaccaro.

La facciata presenta una particolare forma incurvata, creando cosi l’illusione di un ampio spazio davanti alla chiesa, mentre l’interno è a croce greca con una cupola e un ampio lanternino che fornisce una suggestiva illuminazione interna.

Le decorazioni interne sono in stile barocco come l’altare maggiore in marmi policromi e un baldacchino di legno dorato a forma di corona con angeli di stucco. Gli affreschi nelle volte sono di Angelo Mozzillo raffiguranti il racconto biblico di Tobia e Sara e di San Raffaele.

Va’ a vasà ‘o pesce ‘e San Rafèle

In questa chiesa c’è l’usanza, il 24 ottobre di ogni anno, di festeggiare il Santo con una simpatica usanza – Va’ a vasà ‘o pesce ‘e San Rafèle -Vai a baciare il pesce di San Raffaele. E’ questa la frase che genitori, parenti ed amici rivolgono ancora oggi alla belle ragazze in cerca di marito oppure alle donne sterili. Ovviamente l’espressione contiene un equivoco malizioso – in napoletano, la parola pesce sta per pene.

Non resta che andare a far visita alla chiesa di Materdei e stare a vedere se San Raffaele veramente fa il miracolo!

Sicuramente la tradizione ha avuto origine per via della statua del santo, presente all’interno della chiesa. L’arcangelo Raffaele è infatti raffigurato con in mano una cesta contenente dei pesci. Questa sua rappresentazione è da collegare direttamente alla storia biblica narrata all’interno del libro di Tobia.

La Leggenda

Nella storia, un uomo fedele di nome Toby manda suo figlio Tobias in un paese straniero per recuperare dei soldi da un membro della famiglia. Tobias non si rende conto che la guida che ha ingaggiato è in realtà l’arcangelo Raffaele sotto mentite spoglie.

Si narra che Tobia, durante una sosta presso il fiume Tigri, venga assalito da un pesce. L’Arcangelo però lo esorta a combattere e, così facendo, Tobia riesce a sconfiggere la bestia afferrandola per la testa. Dopo l’arduo combattimento egli estrae dal pesce il fiele, il cuore e il fegato. Grazie a questo avvenimento Tobia può tornare a Ecbatana dove guarirà la sua amata Sara, utilizzando ciò che aveva prelevato dall’animale. In seguito con il fiele Tobia guarisce anche suo padre, restituendogli la vista.

San Raffaele a Materdei

A Napoli, dove sacro e profano si mescolano, si giunse alla conclusione che venerare l’Arcangelo Raffaele potesse portare abbondanza e fecondità, soprattutto per le donne che purtroppo non riuscivano ad avere figli.

Di questa usanza se ne parla anche nella canzone “Italiella” che recita – “A mugliera ‘e Manuele vasa o’ pesce ‘a San Rafele“. Pare che anche la moglie del re Vittorio Emanuele di Savoia si rivolse al Santo riuscendo cosi a partorire il futuro sovrano.

Se l’Arcangelo Raffaele non ha fatto la grazia possiamo sempre rivolgerci all santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, al numero 13 di vico Tre Re a Toledo (Quartieri Spagnoli). Da circa due secoli, il sei di ogni mese le donne desiderose di prole aspettano di sedersi sulla Sedia della Fertilità, appartenuta alla santa napoletana.

Chiesa di San Raffaele a Materdei – Via Amato di Montecassino, 80136 Napoli