Adda passà ‘a nuttata, un vero e proprio simbolo di speranza e ottimismo, è un’ espressione che racchiude tutta la filosofia di vita per il Napoletano. Un popolo, che preferisce pazientemente e fiduciosamente aspettare il passaggio della bufera.

A pronunciare queste parole per la prima volta è Eduardo De Filippo (nei panni di Gennaro Iovine) in Napoli Milionaria, mentre è seduto a un tavolo sul palcoscenico del Teatro San Carlo.



Napoli milionaria

La IIda guerra mondiale era finita da pochi mesi, quando il grande Eduardo portò in scena Napoli milionaria, scritta probabilmente tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945. La fortuna dell’opera fu immediata tanto che nel 1950 diventò un film con la regia dello stesso Eduardo.

La commedia è un diario di vita napoletana vista attraverso la storia di una famiglia prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Senza censure o inibizioni Eduardo racconta una napoli spietata, truffaldina ed ignorante ma anche onesta e carnale.

Napoli Milionaria - Adda passà 'a nuttata

Al centro della storia c’è una una famiglia e un tipico basso napoletano durante e dopo il conflitto mondiale.

A Napoli, durante la guerra, Amalia Jovine pratica la borsa nera in società con “Settebellizze“ mentre il marito Gennaro tenta di porre limite ai loro traffici. Il destino ovviamente presenta il conto, quando la più piccola della famiglia si ammala e la medicina che potrebbe salvarla è (quasi) introvabile. Il farmaco lo porterà un uomo che Amalia aveva a suo tempo ingannato, senza volere nulla in cambio.

Adda passà ‘a nuttata, la filosofia di un popolo

Poche e semplici parole in cui Eduardo De Filippo riuscì a racchiudere la speranza e l’attesa di un domani migliore.

Adda passà ‘a nuttata, durante la guerra, queste quattro parole avevano un senso di speranza. Il popolo se le ripeteva per farsi coraggio, tra i vichi e vicarielli, mentre bombardavano o sparavano, perche prima o poi tutto passa.

Ancora oggi usiamo questa espressione, il più delle volte controvoglia e con una vena di rabbia nella voce, nei momenti più bui con la consapevolezza che dopo la notte, arriverà il giorno; e col giorno, finiranno le tenebre e verrà la luce.