Quando si cammina nel dedali dei vicoli e vicarielli dei quartieri antichi di Napoli ( dal Rione Sanità ai Quartieri Spagnoliè impossibile non notare i celebri Bassi Napoletani che spuntano qua e là ai piani terra degli antichi palazzi.



Nel basso ci si entra da una piccola porta che da sulla strada, ma poi dentro si apre un mondo. O vascio, è un’abitazione composta da una stanzetta, soppalchi fantasiosi e scantinati che spesso diventano camere da letto, o salottini.

I bassi napoletani, insieme ai panni stesi ad asciugare, offrono a chi passeggia uno scorcio di vita domestica. Immancabilmente l’occhio cade curioso su tv accese, qualcuno che ozia su un divano e una cucina sempre avviata.

La cultura del basso è colorata e con finte statue e piante per scongiurare il parcheggio selvaggio di auto o motorini.

Il più delle volte, a guardia dei loro bassi ci sono anziane signore indaffarate a stendere il bucato lavato a mano sulla pubblica via. Spesso sono invece occupate a lavorare a maglia o a cucinare pizze fritte in improvvisate friggitrici alimentate da bombole a gas.

I Bassi Napoletani

Non è raro che i vicoli, posti difronte ai bassi, si trasformino in un vero e proprio salotto all’aperto con sedie sistemate per chiacchierare del più e del meno e prendere un caffè.

Il basso, le origini

Oltre l’aspetto folkloristico, il basso è il simbolo di un secolare disinteresse nei confronti di una città dalla cultura millenaria che ha masticato arte fin dalla sua nascita.

Icona dell’antica e perenne miseria degli strati sociali più emarginati della città, i bassi hanno una storia lunga che affonda le proprie origini nel Medioevo e sono legati al fenomeno del primo grande inurbamento europeo.

Tra il XVI e il XVII secolo gli Spagnoli, per evitare lo spopolamento delle campagne circostanti, bloccarono lo sviluppo edilizio cittadino. I nuovi arrivati, per lo più contadini e artigiani, non trovando alloggio in città finirono per adattarsi nei locali al piano terra dei palazzi, li dove fino a quel momento cerano botteghe e depositi.

Ciò nonostante, l’originaria funzione di quei locali – cioè la rivendita delle merci al minuto – non cessò di essere esercitata. Gli abitatori dei bassi continuarono la loro attività commerciale, e casa e negozio diventarono una sola cosa. Da qui l’espressione “fare casae puteca”.

Da allora, i cosiddetti bassi si moltiplicarono a vista d’occhio senza che nessun Governo successivo se ne curasse. Nel corso dei secoli sono stati teatro di tragici avvenimenti come le numerose epidemie di peste e colera.

I Bassi Napoletani

Memorabile è la descrizione che ne fece la scrittrice Matilde Serao, che visse per alcuni anni in un basso di Piazzetta Ecce Homo – Case in cui si cucina in uno stambugio, si mangia nella stanza da letto e si muore nella medesima stanza dove altri dormono e mangiano; case i cui sottoscala, pure abitati da gente umana, rassomigliano agli antichi, ora aboliti, carceri criminali della Vicaria.

Non si è sottratto neppure il teatro di Eduardo De Filippo nella sua “Napoli Milionaria”, il grande drammaturgo napoletano trovò proprio nei bassi – location principale delle sue commedie – la sua fonte di ispirazione.

All’esterno di ciascuna di queste case, censite nel lontano 1931, c’è una targa di marmo con una scritta significativa – Terraneo non destinabile ad abitazione – una frase beffarda e provocatoria che sta a testimoniare una volontà fatta solo di belle intenzioni.

I Bassi napoletani, il riscatto

I Vasci napoletani sono stati teatro di tante storie, di tanta letteratura e di troppe tragedie. Certo non sono più quelli descritti da cronisti e viaggiatori che ne evidenziavano lo squallore e le condizioni di vita al limite del decoro umano.

Da qualche anno i bassi, che per secoli hanno ospitato la popolazione più sfortunata, cambiano pelle e diventano case vacanze, B&B, botteghe o ristoranti offrendo un’esperienza davvero unica e indimenticabile.


Da Fernanda, Via Speranzella 180 – La pizza fritta nei Quartieri Spagnoli.

Tra le tante ri-conversioni riuscite possiamo scegliere ad esempio – O vascio ‘e Nunziatina in Vico Lungo del Gelso 40, dove gli ospiti possono vivere un’esperienza di cibo e convivialità con il sottofondo delle classiche canzoni napoletane. La cucina della mamma (Vico Consiglio,18), che ripropone le preparazioni tradizionali delle domeniche napoletane. O l’ormai famosissima Nennella, la trattoria ‘ncopp’e quartieri (Vico Lungo Teatro Nuovo, 105) divenuta una vera e propria istituzione a Napoli.