Anguria, cocomero, melone d’acqua, … tanti sono i modi in cui chiamare il re della frutta estiva. Il frutto simbolo dell’estate che a Napoli identifica da sempre un’allegra convivialità, secondo una leggenda sarebbe stato uno dei primi strumenti di gioco degli dei, di certo per la sua forma simile ad una palla.

Il gelato all’anguria è quanto di più fresco si possa desiderare nelle giornate calde d’estate: provalo, sono sicura che lo adorerai!

Il termine cocomero e quello anguria vengono utilizzati indifferentemente per indicare lo stesso frutto. In base a un’analisi strettamente legata all’uso comune, sembra che il ricorso a uno o all’altro nome sia legata semplicemente alla zona: al Nord anguria, mentre al Centro cocomero.

I melloni d’acqua fanno ancora parte rilevante della dieta estiva dei napoletani. Quando il caldo non dà tregua non c’è niente di meglio di una bella fetta di anguria freddissima per rinfrescarsi e dissetarsi, e a Napoli, dove tutto è possibile, si può acquistare il prezioso frutto anche in piena notte. Infatti, al principio dell’estate, compaiono in città, dei banchi di vendita temporanei, oggi diremo “temporary outlet” del cocomero, in cui svariate decine di melloni di tutte le dimensioni fanno bella mostra di sé.

“Tenghe e melone chiede e fuoche”, gridava il mellunaro di una volta!

Anguria o Cocomero

Il mellonaro è una tradizione antichissima, un viaggiatore ottocentesco racconta di una festa che si celebrava il 14 di Agosto: la città vista da Castel Sant’Elmo sembrava un’immensa piazza d’armi dove il melloni giacevano accatastati a piramide simili a proiettili di cannone.

Oggi, pur vittima dei supermercati, il mellonaro a Napoli resiste e ancora oggi, l’ambulante non ha più il carretto, ma un grande camion che si ferma – quando può, nel traffico caotico – agli angoli delle vie.

Per comprare quello giusto ci sono tre regole da seguire: Un cocomero pronto per essere affettato avrà una macchia giallo pallido sulla buccia (sono più dolci). Seconda regola: occhio al peso. Se il cocomero è davvero pesante allora sarà buono. Infine c’è la terza regola, quella del tatto. In tanti spesso “bussano” sulla buccia per capire la qualità del cocomero. Un rumore sordo indica un cocomero di scarsa qualità.