Il ventennio fascista ha modificato l’aspetto di molte città Italiane, lasciando le sue impronte imponenti anche a Napoli.



A dire il vero il progetto di bonifica e di risanamento di Napoli era già iniziato alla fine dell’Ottocento, ma fu solo nel ventennio che le iniziative urbanistiche a Napoli videro un accelerazione notevolissima, attraverso l’istituzione di un Alto Commissariato e la fondazione della Facoltà di Architettura nel Palazzo Gravina.

Mussolini, infatti, vide nel futurismo e nell’architettura razionale una sorta di fiore all’occhiello e alimentò con denaro pubblico cantieri ovunque, e concorse talvolta in prima persona nell’attuazione del piano architettonico.

Palazzo delle poste, Napoli

Certo, con la fine della guerra i monumenti pubblici furono ripuliti con l’erosione di molti simboli del fascio, del littorio e delle dediche al Duce: ma nessuno si sognò di demolirli, non fosse altro che per i costi economici e sociali. Unico segno della roboante retorica della dittatura ancora presente a Napoli è la scritta sulla facciata curva delle Poste, dal lato di Monteoliveto, Anno 1936 XIV E. Fascista.

Gli interventi avvenuti nel ventennio riguardarono il centro cittadino con il completamento della colmata di Santa Lucia destinata alla realizzazione del quartiere omonimo, la definitiva bonifica delle aree un tempo paludi, le case operaie e popolari, lo sventramento del rione San Giuseppe e Carità per realizzarvi la parte pubblica della città e il potenziamento dell’area portuale con la realizzazione della stazione marittima. Napoli, trampolino di lancio verso nuove conquiste territoriali, venne infatti eletta regina del Mediterraneo.

Stazione Marittima Napoli

Sotto la supervisione di Mussolini stesso, fu costruito il Rione Carità, dove furono ubicati alcuni importanti uffici che spiccavano per la loro imponenza, tra questi il Palazzo delle Poste (opera di Giuseppe Vaccaro), il Palazzo della Provincia (di Marcello Canino e Ferdinando Chiaromonte) e la Casa Del Mutilato (di Camillo Guerra). Senza dimenticare il Palazzo degli Uffici Finanziari, la Questura, il Palazzo del Banco di Napoli a Via Toledo e della Banca Nazionale del Lavoro all’angolo di Via Armando Diaz.

Fascista anche tutto il complesso fieristico della Mostra d’Oltremare di Fuorigrotta, nata come celebrazione della Napoli fascista nel 1940, inaugurata in concomitanza con la stazione della cumana di Piazzale Tecchio, i giardini del Molosiglio, la Galleria Vittoria.

Le opere del regime, che possano piacere o meno, hanno tutt’ora funzioni al loro interno e “servono” alla città di Napoli.