Nei pressi del Museo Archeologico di Napoli e di fronte alla Galleria Principe di Napoli, la seicentesca Chiesa di San Potito, via Salvatore Tommasi, è uno straordinario esempio del barocco napoletano.

La chiesa, di proprietà della Curia, è stata riaperta dopo un lungo periodo di abbandono grazie all’Associazione Ad alta voce del maestro Carlo Morelli che la gestirà in comodato d’uso gratuito pluriennale. La Chiesa è diventata così uno spazio di riscatto e amore per la cultura.



L’Associazione, nata nel 2003, oltre a sostenere i giovani talenti della musica napoletana, opera nelle scuole contro il bullismo, il femminicidio e la dispersione scolastica. Inoltre da oltre cinque anni promuove laboratori musicali nelle carceri, in particolare nel Carcere Minorile di Nisida.

Chiesa di San Potito Navata

La chiesa di San Potito fu fondata dopo il 1615 sulla collina della Costigliola, dove un tempo c’erano le fosse del Grano, e faceva parte di un complesso monastico, abitato dalle suore basiliane, poi benedettine. La parte del monastero, in cui vi è un bel chiostro panoramico, è stato successivamente destinato a caserma dei Carabinieri.

Per accedere a San Potito si oltrepassa un cancello di via Salvatore Tommasi e un piccolo cortile antistante la facciata della Chiesa. Per collegare i differenti livelli del cortile e della chiesa, nel 1877 venne adottata la soluzione di un loggiato con scale di accesso balaustrate. L’accesso all’ipogeo destinato alla sepoltura delle monache, posta sotto le scale, è oggi murato.

L’impianto della chiesa, dell’architetto Pietro De Marino e successivamente restaurata nel 1780 da Giovan Battista Broggia, dispone di un unica navata con tre cappelle per lato e con un corridoio laterale, nella parte alta della navata, che permetteva alle monache di assistere alle funzioni religiose o di accedere al coro direttamente dagli ambienti conventuali.

Chiesa di San Potito Volta dell'abside

Malgrado le varie spoliazioni di opere d’arte subite nel tempo, nella Chiesa di San Potito si possono ancora oggi ammirare la Madonna del Rosari, nella prima cappella a destra, realizzata da Luca Giordano tra il 1663 ed il 1665, l’Immacolata, nella terza cappella di destra, dipinta da Giacinto Diano (1791), mentre nella terza cappella di sinistra c’è un quadro di Andrea Vaccaro, che ritrae La Vergine tra i Santi Antonio e Rocco (1668).

In sacrestia, invece, si possono ammirare il quadri La Vergine della Purità di Pacecco De Rosa e La Vergine e Santi con Sacramenti attribuito a Domenico Mondo. La zona absidale, invece, è occupata da uno splendido altare del Settecento.

Curiosità – San Potito martire, è un santo poco conosciuto, patrono principale della città di Tricarico (Matera) e patrono di Ascoli Satriano (Foggia). Documenti antichi gli attribuiscono diversi miracoli, in particolare avrebbe liberato dal diavolo la figlia dell’imperatore Antonino Pio (138-161). Dallo stesso imperatore, però, venne torturato e infine decapitato verso il 160 in odio alla sua fede da cristiano.

Chiesa di San Potito

Indirizzo: Via Salvatore Tommasi, 1-7, 80135 Napoli

Prenota la tua visita guidata gratuita a San Potito, inviando un messaggio al numero +39 3397117606 oppure inviando una email a info@napolishow.it