Ai piedi della collina di Poggioreale sorge un luogo misterioso e solitario, sconosciuto ai più: il Cimitero delle 366 fosse o del Tredici, il primo cimitero italiano pensato per i poveri. (Foto di @Nicola Bruno)



Contesto storico

Per Napoli, città dove il culto dei morti è sempre stato molto importante, era impensabile che si potessero abbandonare le salme dei più disagiati senza una degna sepoltura. In Europa, infatti, l’usanza voleva che i ricchi venissero sepolti all’interno di chiese mentre i poveri dove capitava. E fu così che nella città di Napoli nacque il primo cimitero completamente dedicato ad accogliere le classi meno abbienti.

Il cimitero, che in realtà si chiama cimitero di Santa Maria del Popolo, fu commissionato nel 1762 da Ferdinando IV di Borbone sotto la direzione dell’architetto di corte Ferdinando Fuga. Ideale continuazione del vicino Reale Albergo dei Poveri, fu il primo cimitero in assoluto ad essere costruito al di fuori delle mura cittadine, anticipando di circa quarant’anni l’editto napoleonico di Saint Claude (1804). L’area cimiteriale è stata ufficialmente chiusa nel 1890.

Cimitero delle 366 fosse Napoli

Struttura del Cimitero delle 366 Fosse

La particolarità e l’unicità di questo cimitero consiste nel suo impianto, concepito in modo tale da consentire l’inumazione ordinata dei morti secondo un criterio cronologico: 366 fosse, tante quanto i giorni di un anno, considerando anche la possibilità di un bisestile, per un numero incalcolabile di corpi provenienti dal vicino ospedale degli Incurabili.

La numerazione giornaliera, apposta su ciascuna delle lapidi secondo un rigido ordine cronologico, consentiva, conoscendo solamente il giorno del decesso, di poter individuare il luogo in cui il proprio caro riposava e in quel punto preciso raccogliersi in preghiera.

Entrando nel sito ci si ritrova in una piazza quadrata delimitata su tre lati da un muro di cinta e che sul quarto, corrispondente all’ingresso, ospita un edificio rettangolare destinato ai servizi.

Nel grande cortile quadrato si trovavano 361 botole, disposte in 19 file da 19 fosse ognuna (esclusa la decima fila che ne contiene 18, quella centrale raccoglie le acque piovane), più sei all’ingresso, una per ogni giorno della settimana. Ciascuna fossa, cui si accedeva dall’alto mediante un tombino, aveva una profondità di 7 metri e una pianta di 4.20 per 4.20 metri ed era segnata sulla pietra di copertura con la data del giorno stabilito per l’apertura annuale, scritta con numerazione araba.

Macchina Funebre, Cimitero delle 366 fosse Napoli
Foto @Nicola Bruno

Se vi capita di recarvi in questo luogo, è possibile trovare ancora oggi la cosiddetta macchina funebre. Un vero e proprio argano mobile al quale era collegata una bara metallica dal fondo apribile per mezzo di una carrucola. In questo modo si evitava alla salma di essere impietosamente gettata nella fossa.

Curiosità – La sequenza di apertura delle fosse, che avveniva dalle sei e mezza della sera alle sei e mezza del mattino, era fissata secondo un criterio logico: si partiva il 1° di ogni anno dalla riga confinante col muro opposto all’ingresso, procedendo da sinistra a destra sino alla 19-ma fossa e da destra a sinistra nella riga successiva e così alternando, fino ad esaurimento. Con questo sistema si riduceva al minimo lo spostamento del macchinario per il sollevamento delle lapidi di basalto.

Cimitero delle 366 Fosse

Indirizzo : Via Fontanelle al Trivio, 80141 Napoli
Contatti : Telefono 081 7806933 – 3331606015