A Napoli non c’è Fede senza superstizione. Il popolo Napoletano nasconde dietro le maschere sorridenti e i suoni assordanti tutti i giorni il culto delle anime pezzentelle ovvero delle anime del purgatorio. La morte a Napoli è una cosa seria e mai definitiva.

Nel Medioevo, oltre l’Inferno e il Paradiso, venne introdotto il Purgatorio, un luogo di remissione dei peccati. Per i Napoletani il purgatorio diventa il serbatoio di spiriti tutelari.



Culto delle anime del purgatorio

La tradizione vuole che il fedele si scelga la capuzzella da accudire, ponendola su di un fazzoletto bianco, magari aggiungendole attorno un rosario. Se l’anima da segni di risposta, viene ulteriormente curata; a quel punto si mette una corona del rosario e il fazzoletto viene sostituito con un ricamo di merletto.

Culto delle anime del purgatorio

Quando l’anima è ormai salva, ricambia la benevolenza esaudendo le richieste di coloro che l’hanno aiutata. Se invece non accade niente la capuzzella viene prima “messa in punizione”, cioè girata, e poi riportata all’ossario e abbandonata.

Il fedele si prende cura, dunque, dell’anima adottata in cambio di una grazia. Si tratta di richieste per risolvere piccoli problemi della vita quotidiana o spesso per una vincita al lotto.

Avuta la grazia l’anima è “Familiarizzata”, cioè entra a far parte della famiglia creando il culto delle anime purganti. Un culto ai limiti del pagano e del superstizioso.

I luoghi della tradizione

La prima tappa ideale di questo itinerario alternativo di Napoli è il Cimitero delle Fontanelle. Una cava di tufo nella quale, a partire dalla pestilenza del 1656, vennero ospitati i poveri resti delle vittime dell’epidemia.

L’itinerario continua con la chiesa di San Pietro ad Aram dall’antica e misteriosa storia. Secondo la tradizione, custodisce i resti mortali di Santa Candida; il suo teschio è oggetto di venerazione e collocato per questo in una piccola nicchia di fianco all’altare della quarta cappella della chiesa sovrastante.

Anime del purgatorio

Altra tappa dell’itinerario, è la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco o più semplicemente Purgatorio ad Arco. Impossibile non notarla passeggiando lungo il decumano inferiore della città. Già all’esterno si presagisce, per la presenza di fittoni con teschi e femori in bronzo, l’atmosfera quasi surreale che si respira all’interno.

L’itinerario ci porta alla Basilica di Santa Maria della Sanità dalla quale si accede a quella che un tempo fu la chiesa cimiteriale della catacomba di San Gaudioso.

Ultima tappa dell’itinerario sono le catacombe di San Gennaro. Qui, nel II secolo d.C., fu ospitato – sepolto e venerato – Sant’Agrippino, primo patrono di Napoli, e dopo due secoli, il martire San Gennaro, del quale furono accolte le spoglie qui traslate da Pozzuoli.