Sapri, l’ultimo centro abitato della Campania prima della Basilicata, è stato protagonista di un evento della storia risorgimentale italiana reso memorabile dalla poesia “La spigolatrice di Sapri“.

I versi di Luigi Mercantini descrivono la tragica impresa che Carlo Pisacane, e i trecento giovani che lo seguirono, intraprese contro il regno borbonico delle due Sicilie.



Per il componimento lo scrittore prende in prestito gli occhi e le parole di una immaginaria giovane contadina (Spigolatrice*). La donna, che è presente allo sbarco di Sapri, parteggia per i trecento e li segue in combattimento, salvo poi dover assistere impotente al loro massacro da parte delle truppe borboniche.*Spigolare significa raccogliere le spighe di grano rimaste sul campo dopo la mietitura.

Particolarmente conosciuto è il ritornello «Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti». Scopri la Poesia La Spigolatrice di Sapri.

Carlo Pisacane e la spedizione di Sapri

I fatti a cui si ispira Luigi Mercantino risalgono al 1857, solo tre anni prima della spedizione dei Mille intrapresa da Garibaldi.

Carlo Pisacane, figlio di una blasonata famiglia dell’aristocrazia napoletana, pensò che fosse il momento giusto per liberare il Sud Italia dalla monarchia borbonica.

Il 25 giugno, il patriota Carlo Pisacane e i suoi compagni imbarcarono sul Cagliari, un piroscafo diretto a Tunisi. Dopo essersi impossessati della nave, lui e il suo gruppo effettuano un rapido blitz nel carcere borbonico di Ponza. Sgominata l’incredula e poco combattiva guarnigione borbonica arruolò alcune centinaia di militari in punizione e alcuni galeotti .

Due giorni dopo, il 28 giugno, sbarcano alla marina di Oliveto, ad un miglio da Sapri, qui purtroppo non trovarono l’appoggio sperato.

Gli abitanti di Sapri, infatti, riservarono a Pisacane e ai suoi compagni un’accoglienza ostile, favorendone l’annientamento da parte delle truppe borboniche.

Carlo Pisacane Sapri

Il 2 luglio 1857, dopo giorni di lunghe battaglie, Pisacane viene ucciso a Sanza con diversi compagni di avventura. Quelli che scamparono all’ira popolare furono arrestati, condannati a morte e graziati.

Malgrado la Spedizione di Sapri sia stata un disastro, entrò subito nella mitologia risorgimentale perché rappresentò uno dei primi tentativi di unificazione dell’Italia.

In ricordo dello sbarco dei 300

Per ricordare lo sfortunato tentativo compiuto da Carlo Pisacane la città di Sapri, che si affaccia sull’omonima baia compresa all’interno del golfo di Policastro, ha deciso di dedicare ben due statue raffiguranti la Spigolatrice di Sapri.

Una prima statua della Spigolatrice è stata realizzata nel 1994 dall’artista Gennaro Ricco. La si scopre distesa sulle rocce acuminate dello scoglio dello Scialandro andando verso Maratea.

Nel 2021 è stata inaugurata, nei giardini del lungomare di Sapri, un altra statua dello scultore Emanuele Stifano. Quest’ultima ha destato scalpore per la sua rappresentazione ritenuta “troppo audace e sexy”.

Nei pressi di quella che un tempo era la banchina delle Cammarelle di Sapri, si trova invece una stele, in cui si legge “il 28 giugno 1857 Carlo Pisacane sbarcò su questa spiaggia…”.