Ultima Modifica il 4 Novembre 2020

Piazza Quattro Giornate, una delle più importanti piazze del quartiere collinare del Vomero, è legata un episodio storico di insurrezione popolare avvenuto nel corso della seconda guerra mondiale.

Ogni anno la città di Napoli celebra con moltissimo orgoglio le Quattro Giornate. Una rivolta spontanea che dal 27 al 30 Settembre del 1943 impegnò il popolo napoletano nell’impossibile missione di liberare la città dai nazisti.



In Italia i conti con il fascismo finirono solo tra il 25 aprile (festa della Liberazione) ed il 1 maggio 1945 quando il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (Clani) proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti.

Le Quattro Giornate di Napoli

Si è detto e scritto di tutto sulle Quattro Giornate di Napoli, a volte si è persino negato che avessero mai avuto luogo.

Quando i napoletani decidono di insorgere, tra il 27 ed il 30 settembre 1943, contro gli occupanti nazisti, il popolo è stremato da anni di guerra, da privazioni, dalla fame e dalla carestia. Durante la Guerra la città di Napoli è devastata da più di cento indiscriminati bombardamenti da parte dell’aviazione inglese, americana ma anche della Luftwaffe.

Quattro giornate di Napoli

Il porto di Napoli fu raso al suolo e molti monumenti, come gli scavi di Pompei e la Reggia di Caserta, vennero gravemente danneggiati, non si salvò nemmeno la trecentesca Basilica di Santa Chiara.

Lo sbarco alleato del luglio precedente e l’armistizio dell’8 settembre fanno precipitare gli eventi. I tedeschi per vendicarsi dell’armistizio firmato da Badoglio, che consideravano un vero e proprio tradimento, misero in atto tremende ritorsioni in città. Deportazioni, rastrellamenti ed esecuzioni indiscriminate affliggono un popolo già allo stremo.

La goccia che fece traboccare il vaso furono i proclami del colonnello Scholl, che imponeva non solo la fucilazione in caso di mancata consegna di armi e munizioni, ma soprattutto l’istituzione del servizio di lavoro obbligatorio per i giovani dai 15 ai 30 anni. Nella sostanza una deportazione forzata ai campi di lavoro in Germania.

L’insurrezione popolare fu inevitabile; dal 27 al 30 settembre 1943 i Napoletani scelsero la lotta aperta per opporsi ai rastrellamenti.

Quattro Giornate di Napoli 1

Già nella sera e nella notte del 27 in ogni quartiere della città e soprattutto al Vomero, all’Arenella, a Capodimonte, a Ponticelli si imbracciarono le armi, eressero barricate, lanciarono bombe, tesero agguati, costringendo le truppe tedesche alla resa.

All’alba del primo ottobre del 1943 i tedeschi, che avrebbero voluto ridurre Napoli a cenere e fango, furono costretti a una trattativa. Per la prima volta dall’inizio della guerra i tedeschi furono costretti a trattare direttamente con i civili.

L’insurrezione tuttavia non segnò per Napoli la fine definitiva dei bombardamenti. La città era infatti ora diventata retroguardia della linea Gustav e dovette quindi subire nuovi bombardamenti, anche se meno frequenti, da parte dell’aviazione tedesca.

Le quattro giornate valsero alla città di Napoli il conferimento della medaglia d’oro al valore militare. Una medaglia assegnata a tutti i protagonisti e alle loro storie.

Le quattro giornate di Napoli è anche il titolo di un film drammatico del 1962 diretto da Nanni Loy, una pellicola che ancora oggi serve a non dimenticare quell’evento