Ultima Modifica il 26 Novembre 2022

Una leggenda narra che i maccheroni napoletani sarebbero stati inventati da un mago per renderci felici. Una storia pò buffa propagandata da Matilde Serao per spiegare la nascita il piatto simbolo della cucina partenopea.

Davanti ad un piatto ‘e maccarun, accompagnato da pomodoro fresco, profumato col basilico e con una spolverata di parmigiano, si risveglia l’italico orgoglio.



All’epoca, però, non esisteva ancora un nome per ciascun formato di pasta, tutti venivano chiamati, indistintamente, “maccheroni”. furono i napoletani, divenuti i più famosi mangia-maccheroni, ad appropriarsi del termine per identificare paste lunghe trafilate.

Curiosità. In gergo la persona imbranata o poco sveglia viene chiamato “Maccarone”. Potrebbe interessarti Frittata di maccheroni alla napoletana.

La storia della pasta a Napoli

A introdurre la pasta secca in Italia furono gli arabi di Sicilia nel XII secolo, e fu Federico II di Svevia, nel secolo successivo, a farla conoscere ai napoletani.

Ma è solo nel ‘700 che i napoletani cominciano ad affezionarsi alla pasta e guadagnarsi l’appellativo di mangiamaccheroni.

Acqua e semola di grano duro, ecco gli unici ingredienti del più tipico prodotto italiano, rinomato in tutto il mondo: la pasta.

Maccheroni Napoletani

La miscela per fare la pasta è rimasta sempre uguale, ma il processo di fabbricazione è cambiato molto nel corso dei secoli.

Nella seconda metà del Settecento comparvero le prime macchine per la fabbricazione della pasta su larga scala. In questo modo i maccheroni, precedentemente destinati solo ai ceti ricchi, divennero alla portata di tutti, anche dei più poveri.

Maccheroni street food. Sempre nello stesso periodo agli angoli delle strade del centro storico di Napoli spopolava la caldaia del “maccaronaro”. Veri e propri cuochi che servivano Maccheroni in bianco, poco sgocciolati, con un po’ di pepe e un filo d’olio d’oliva; l’unico condimento proposto (prima che entrasse in gioco il pomodoro) era il formaggio.

La pasta era proposta su fogli di carta oleata per essere mangiata con le mani e con un abitudinario gesto. Con la mano destra si sollevava la manciata di maccheroni sopra la testa e poi quindi li si faceva cadere nella bocca spalancata.

Il popolo prediligeva i maccheroni “vierdi vierdi”, cioè duri come i frutti acerbi; i nobili invece li lasciavano cuocere anche per un paio di ore per consumarli scotti.

Con la pubblicazione nel 1837 di “Cucina teorica-pratica” del gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti viene sancita la regola della cottura al dente. La prima ricetta che troviamo degli spaghetti al pomodoro è tratta sempre da questo libro.

La leggenda dei maccheroni napoletani

La leggenda dei maccheroni, di cui vi parliamo nell’articolo di oggi, racconta di una fantastica alchimia di un mago e di una diabolica popolana.

Durante il regno di Federico II, in una povera abitazione di via dei Cortellari a Napoli, viveva Chico, un Mago che possedeva antichi libri di ricette.

Usciva molto raramente e solo per comprare al mercato le erbe da usare nei suoi esperimenti magici (o almeno la superstizione popolare portava a pensarlo); inoltre passava le ore a bollire qualcosa nella sua grande pentola.

Maccheroni al sugo

Accanto a Chico viveva una donna molto pettegola di nome Jovanella di Canzio, sposata con uno sguattero del re. La ragazza (quatta, quatta) osserva e riesce a scoprire che il mago stava elaborando la ricetta dei maccheroni e di un saporito sugo di pomodoro.

Non appena si fu specializzata nella preparazione del piatto, la furbastra Jovanella riuscì a fare assaggiare a Federico II la sua specialità. Il re ne rimase estasiato e diede alla donna un grosso premio per ricevere la ricetta e farla apprendere ai suoi cuochi.

E Chico? Il cuoco-mago quando seppe della notizia la prese così male che decise di sparire dalla città. La leggenda vuole che Jovannella solo in punte di morte rivelò di aver rubato l’invenzione al mago.

Ad ogni modo i maccheroni non sono nati a Napoli, ma in Sicilia, precisamente a Palermo. Anche se furono i napoletani ad assimilare bene la lavorazione della pasta e a far si che questa gustosa pietanza fosse conosciuta e invidiata in tutto il mondo.