Lungo il maggiore dei tre Decumani greco-romani di Napoli, oggi noto al mondo come Spaccanapoli, si apre Piazzetta Nilo che, per la sua posizione nel cuore del centro storico della città, è conosciuta dai napoletani anche come Largo Corpo di Napoli.



Di fronte alla chiesa di Sant’Angelo al Nilo la statua del Dio Nilo, eretta nella piazzetta più di 2000 anni fa, è sicuramente una delle tracce più antiche della presenza straniera in città, perché Napoli è una città di mare cosmopolita e crocevia di popoli e culture diverse che ne hanno plasmato nei secoli la fisionomia.

La statua fu eretta fra il I° e il III° sec. d.C., nell’area che si staglia fra la via Mezzocannone ed il primo tratto di Via San Biagio dei Librai, quando nella Napoli greco-romana si insediarono numerosi egizi (provenienti da Alessandria d’Egitto). La colonia venne detta “nilesi”, in onore del grande fiume egiziano e proprio in Largo Corpo di Napoli, dedicarono il loro culto al sacro Dio Nilo.

Il Corpo di Napoli - Piazzetta Nilo

Per i partenopei, la statua del Nilo simboleggia la città di Napoli che nutre (allatta) i propri figli; da qui ne deriva il nome Corpo di Napoli che ha dato, poi, anche il nome al largo dove è tuttora ubicata. Più volte rimossa e ricollocata in questa sua sede storica, ha alimentato vari misteri, tra cui quello sull’identità sessuale del soggetto raffigurato, un tempo creduto una donna.

Secondo un’antica leggenda, sotto il Dio Nilo giace un presunto tesoro e lo sguardo del Dio sarebbe puntato sull’eventuale nascondiglio.

La statua raffigura la personificazione del fiume Nilo che ha le sembianze di un uomo possente e barbuto semi-sdraiato su un fianco, circondato da puttini a simboleggiare le varie ramificazioni del fiumedraiato, e con i piedi rivolti verso un coccodrillo. Nella mano destra sorregge una cornucopia traboccante di fiori e frutta, simbolo di prosperità e ricchezza, quella sinistro tocca una sfinge. La rappresentazione simbolica è poi completata dalla presenza di un bambino che si arrampica al capezzolo del Dio, probabilmente un affluente del fiume.

Il primo restauro arrivò solo nel 1657 quando lo scultore Bartolomeo Mori integrò la statua con la testa di un uomo barbuto, mentre la testa della sfinge è stata ricollocata solo in epoca recente.