Napoli riserva sempre strabilianti sorprese a coloro che decidono di varcare le porte delle tante chiese cittadine, una di queste è la piccola Chiesa di Sant Angelo a Nilo, conosciuta anche come Cappella Brancaccio.



Sant’Angelo a Nilo è una chiesa che passerebbe inosservata se non fosse per un cartello che indica a grandi lettere il prezioso tesoro che custodisce: una cappella gentilizia realizzata dello scultore fiorentino Donatello.

La chiesa si trovano nel cuore dei Decumani, lungo il percorso che da Piazza del Gesù porta a Piazza San Domenico Maggiore e non lontano dalla Statua del Dio Nilo in Largo Corpo di Napoli.

La sua costruzione risale al 1385, quando fu eretta per volere del cardinale Rinaldo Brancaccio, rappresentante di una delle famiglie più antiche e nobili di Napoli, in onore di San Michele Arcangelo; ampliata nel 1535, assume l’aspetto attuale con i lavori eseguiti nel 1709 ad opera dell’architetto Arcangelo Guglielmelli.

Chiesa di Sant Angelo a Nilo

L’interno della chiesa è di forma rettangolare e a navata unica, con due cappelle laterali e una sacrestia. Lungo le pareti della navata, si fanno apprezzare le tele del pittore napoletano Giovan Battista Lama, tra cui spicca I Santi in adorazione del Volto Santo e una ottima copia della Pietà di Jusepe de Ribera, l’originale è oggi conservato nel tesoro della Certosa di San Martino. Al di sopra dell’altare maggiore si trova il dipinto raffigurante San Michele Arcangelo di Marco Pino.

Ma il capolavoro principe della chiesa è il Monumento sepolcrale di Pietro Brancaccio che si trova nella cappella a destra dell’altare maggiore. Un importante opera rinascimentale di Donatello  ed altri maestri toscani come Michelozzo e Pagno di Lapo Portigian.

Chiesa Sant Angelo a Nilo Donatello

Alcune curiosità – Sant’Angelo a Nilo ha due ingressi una su Via Mezzocannone (quello principale), su cui si apre un portale gotico, l’altra si apre su Piazzetta Nilo e ha un portale del XV secolo. Entrambi i portali sono intagliati con racconti biblici dal vecchio e nuovo Testamento. Inoltre attraversando il chiostro-cortile interno si accede all’antico Palazzo Brancaccio, dove nel 1690 fu inaugurata la prima biblioteca pubblica napoletana, aperta per volere della famiglia già sul finire del Seicento e tutt’oggi aperta per la consultazione dei libri.  La prestigiosa raccolta di volumi è oggi accorpata alla Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III.