Poche persone conoscono la storia del complesso della SS.Trinità delle Monache, più conosciuto come ex Ospedale Militare di Napoli. A guardarlo oggi è difficile credere che l’edificio, circondato da vasti giardini, è stato uno dei più vasti complessi abbaziali di Napoli. Foto credit @Parco dei Quartieri Spagnoli

La  cittadella monastica, incastrata tra il centro storico e la collina di San Martino, la si scopre poco sotto il corso Vittorio Emanuele e sovrasta la zona di Montesanto e sul dedalo dei Quartieri Spagnoli.



SS.Trinità delle Monache, cenni storici

La storia del grande complesso cinquecentesco nasce per volere di donna Vittoria de Silva. La nobildonna, promessa in sposa ad Emilio Caracciolo conte di Biccari, rifiutò le nozze per il desiderio di seguire la sua vocazione; si fece monaca nel 1600, col nome di suor Eufrosina nel Monastero di San Girolamo a Napoli.

Desiderosa di una vita più vicina all’austerità, ebbe il permesso da Papa Clemente VIII di fondare un nuovo convento che potesse ospitare le tante educande ammesse al ritiro.

Parco dei quartieri Spagnoli - Comunità del Parco

I lavori del convento iniziano nel 1607 su progetto dell’architetto Francesco Grimaldi. Nel 1621 si pose mano alla Chiesa, per la sua costruzione si avvicendarono gli architetti Gian Giacomo di Conforto e Cosimo Fanzago.

Negli anni della dominazione francese (1806/1815) il complesso della Santissima Trinità delle Monache viene soppresso nel 1808 e trasformato in un ospedale militare; funzione che l’edificio ha mantenuto fino al 1992. L’Istituto era denominato anche Caserma Muricchio in onore del Medico militare molisano Enrico Muricchio.

Ex Ospedale Militare Napoli

Curiosità: Alle spalle dell’austera facciata del complesso della SS.Trinità delle Monache, si cela un chiostro di notevoli dimensioni, tanto che che al suo interno poteva contenere un laghetto artificiale, una fontana e un giardino. Dal chiostro, che ha solo un lato porticato con ventotto arcate, è possibile ammirare uno spettacolare panorama sulla città e sul Vesuvio.

La Chiesa

Dietro un bel portale, preceduto da una scalinata semicircolare, si scopre una chiesa a croce greca con quattro cappelle angolari.

Seguito al disastroso sisma del 1732 la chiesa viene spogliata di gran parte delle opere d’arte. La Sacra famiglia e santi del Ribera si trova presso il palazzo reale di Napoli. Mentre il San Gerolamo e la Trinità Terrestre del Ribeira e due comunichini scolpiti da Matteo Bottigliero sono custoditi al Museo di Capodimonte.

Al suo interno sono comunque conservate opere di Battistello Caracciolo, dello Spagnoletto, di Giovanni Luigi Rodrigo e Fabrizio Santafede. L’atrio è ornato da affreschi di Giovanni Bernardino Azzolino ritraenti i Santi e Martiri Francescani e agli angoli le quattro virtù: Povertà, Castità, Religione ed Ubbidienza.

In attesa di una vasta opera di riqualificazione la maggior parte degli edifici del complesso sono lasciati in un colpevole abbandono e degrado, fatta eccezione di una parte del vasto giardino (Parco dei Quartieri Spagnoli) e di alcuni ambienti su via Pasquale Scura, occupati dalla Chiesa e dalla Polizia di Stato.