Ultima Modifica il 3 Gennaio 2023

Tra Porta Capuana e Piazza Carlo III è possibile scoprire il Borgo di Sant’Antonio Abate, meglio nota come ‘O buvero ‘e Sant’Antuono. Sede di un antico mercato rionale di epoca medievale.



Il Borgo è fortemente legato al culto di Sant’Antonio Abate da cui prende nome.

Cenni storici

E’ un luogo antico della città che dal ‘400 ad oggi ha mantenuto inalterata la propria struttura.

Nella seconda metà del XIII secolo la citta di Napoli, passata al controllo angioino (dal 1266 al 1442), diventa la capitale del Regno di Sicilia e subisce profondi cambiamenti.

La città non basta più a contenere la richiesta impellente di nuovi alloggi, di conseguenza i quartieri si espandono spontaneamente all’esterno delle antiche mura difensive di età greco-romana.

Durante il regno degli Aragonesi la zona diventa un luogo di villeggiatura e si arricchisce di ville e giardini, orti e taverne. Ben presto viene però soffocato dall’urbanizzazione sempre più estesa della città.

Curiosità. Per lungo tempo l’antico rione ha custodito i segreti più peccaminosi della città. Nel 500 la maggior parte delle case di appuntamento della città di Napoli era concentrata nei vicoli del Bùvero. E’ qui che si aggirava, nel 1648, Bernardina Pisa, la vedova del capopopolo Masaniello; dopo la morte del marito si era trasferita nel Borgo per prostituirsi.

Negli anni del viceregno la zona visse un vero e proprio boom a causa dell’acquartieramento delle truppe spagnole in città. I “parulani” (i contadini) ricevettero il permesso di occupare il viale centrale del borgo, l’attuale vico Lungo a Sant’Antonio Abate, per crearne un mercato. Oggi come allora, ‘O buvero è sempre stracolmo di gente che frequenta il vivace mercato rionale con i prezzi più bassi della città.

A Napoli e nel sud Sant’Antonio Abate è chiamato “Sant’Antuono” per distinguerlo da sant’Antonio da Padova.

Chiesa di Sant’Antonio Abate

‘O bbuvero ‘e Sant’Antuono, prende il nome dalla chiesa, ancora esistente, dedicata a Sant’ Antonio Abate. Viene fondata intorno al 1370 dalla regina Giovanna d’Angiò, su di una precedente chiesetta voluta nel 1313 da re Roberto il Saggio. Alla chiesa dei monaci ospedalieri del Tau, era annesso un convento e un “Hospitalem” specializzato soprattutto nella cura dell’herpes zoster, detto comunemente “fuoco di Sant’Antonio”.

Chiesa di Sant Antonio Abate Napoli

I monaci dell’Ordine degli Ospedalieri Antoniani, si occuparono dell’ospedale fino a quando non arrivarono gli aragonesi, che li bandirono perchè considerati troppo legati ai francesi. Scopri La storia di Napoli, capitale del Sud Italia.

A partire dal 1780 l’intero complesso subisce un drastico ridimensionamento, mentre i lavori del risanamento comportarono anche l’abbattimento di un lato della chiesa. L’interno è oggi composto da ha una navata unica con soffitto a cassettoni.

La chiesa di Sant’Antonio è stata oggetto di un recente restauro grazie ai fondi della Curia di Napoli e dei fedeli. Tra le opere conservate c’è un San Gennaro in gloria di Luca Giordano, collocato a sinistra del presbiterio e il busto reliquiario di Sant’Antonio, al centro del petto c’è uno scomparto che ospita pezzi di ossa del patrono. Secondo tradizione il volto della quattrocentesca statua in marmo della Madonna con Bambino è quello della Regina Giovanna I.

‘O Cippo ‘e Sant’Antuono”

Il 17 gennaio di ogni anno in onore del Santo del fuoco e protettore degli animali, il Buvero si illumina con con il fuoco di Sant’ Antonio, comunemente chiamato “o cippo di Sant’Antonio”. Un rito propiziatorio che affida al potere purificatore del fuoco il compito di annullare tutto il male dell’anno appena trascorso. Potrebbe interessarti O Cippo ‘e Sant’Antuono, tra festa e tradizione.