Il caffè è un rito necessario, soprattutto a Napoli. Insieme alla pizza, alla pasta e al babà, il caffè è il simbolo di Napoli nel mondo.



La tazzulella ‘e cafè  fa parte delle irrinunciabili abitudini del napoletano, un modo per ricordarsi che i piaceri della vita vanno condivisi: spesso quando incontrate un napoletano la domanda sarà sempre la stessa: “Ci prendiamo un caffè?” e guai a rifiutarlo, sarebbe una grande scortesia!

Attorno a questa bevanda a Napoli ruotano riti e aneddoti. Ad esempio è di regola bere il caffè con le “5 C” iniziali della frase “Comme Ca..o Coce Chistu Café”. Ma scalda più il cuore che il palato la ritualità del caffè pagato, una volta molto più frequente, secondo il quale sia tradizione locale pagare un caffè non ancora consumato a beneficio di chi non se lo possa permettere.

Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa cantava Domenico Modugno in una sua canzone del 1958.

Moka: caffè napoletano

Un rito, una tradizione che affonda le sue radici nel 1700 quando Maria Carolina D’Asburgo-Lorena, dopo aver sposato Re Ferdinando di Borbone, lo radicò nella cultura della città. Un passo fondamentale nella storia del caffè a Napoli fu compiuto con l’invenzione, nel 1819, della Cuccumella, la caffettiera napoletana che permise di abbandonare il sistema di infusione alla turca. Si passò poi all’adozione in larga scala della macchina per espresso (moka).

Tutti credono di conoscere il segreto della bontà dell’espresso napoletano: l’acqua! E invece no, il segreto è racchiuso nella particolare tostatura, che le conferisce una colorazione più scura rispetto alle altre regioni italiane. Si dice del caffè Napoletano che é cotto “al punto giusto”.

Si contano varie torrefazioni in Campania, micro, enormi, artigianali o semi, oltre a Kimbo, ormai prodotto nazionale ci sono produttori come Moreno, Toraldo, Tico e il mitico ed inconfondibile Passalacqua.

Una bevanda che si gusta in casa, dove può essere preparato nella moka o nella classica caffettiera napoletana o al bar, magari tra una sfogliatella o un altro dolce tipico napoletano o nei caffè letterari, dove poter sorseggiare una tazza di buon espresso, leggere, ascoltare musica e dialogare con gli altri frequentatori.

Tanti sono i modi di prepararlo e di gustarlo: lungo, ristretto, macchiato, decaffeinato, shakerato, in tazza fredda, in vetro, d’orzo, amaro, corretto, schiumato, macchiato, alla nocciola,… e, per i più tradizionalisti, con un pò di anice. Tutto deve essere ben bilanciato e non deve lasciare retrogusti amari, responsabili della sensazione di bruciato.

Ogni quartiere a Napoli ha il suo bar di riferimento, forse più di uno, dove secondo ogni abitante si beve il caffè migliore della città, ragion per cui più che una classifica questa vuole essere una solo una mini guida per confrontare con noi i vostri gusti.

Gran Caffè Gambrinus Napoli

Se vi trovate nei pressi di Piazza del Plebiscito fermatevi al Gambrinus, un caffè letterario dall’architettura sontuosa e una storia che risale all’unità d’Italiana, al Bar del Professore famoso soprattutto per i suoi caffè speciali, tra cui quello con cioccolato bianco, crema alla nocciola e spolverata di cacao… si va ben al di là di un semplice caffè, insomma!

Nell’elegante Piazza dei Martiri troviamo La Caffetteria, con un museo annesso dedicato alla bevanda, mentre a Piazza Bellini c’è il Intra Moenia, caffè letterario ed emeroteca. Nei pressi di Piazza del Gesù c’è Lazzarella, che prende il nome dalla famosa canzone di Modugno, e a Via Duomo il famoso Tonino Tico. In altri due punti della città troviamo una delle caffetterie migliori: Mexico. Una sede si trova a Piazza Dante ed un’altra a Via Scarlatti, nella zona Vomero.