Cera una volta … il lanificio Borbonico di piazza Enrico de Nicola uno degli ultimi esempi di archeologia industriale presente nel cuore del centro storico di Napoli.



Il Lanificio Sava, la fabbrica dei panni del Regno delle Due Sicilie, fu impiantata nel 1824 dal cavaliere Raffaele Sava occupando parte del complesso monastico di Santa Caterina a Formello e a due passi da Porta Capuana.

Da antico hortus conclusus destinato alla preghiera, il fabbricato si trasformò in pochissimo tempo in una grande fabbrica che forniva divise ai corpi dell’esercito del Regno di Napoli, lavorate da maestranze scelte dapprima tra i reclusi dell’Albergo dei Poveri e poi tra i forzati della Marina Militare.

Ex Lanificio Napoli - Cortile
Ex Lanificio Napoli – Cortile. Foto Giuseppe Burgo

La sua attività fu florida e in continua espansione fino al 1870 anno dell’unità d’Italia, un evento che decretò la fine dell’azienda, come tante attività industriali fiorite nell’ex regno borbonico.

Dopo la chiusura, fu occupato da più attività artigianali che non ne ebbero rispetto. Il chiostro antico manca addirittura di una colonna, sventrata per far spazio alle auto. Anche se inattiva da più di 150 anni, fuori c’è ancora la grande scritta Lanificio, una delle poche tracce esplicite che testimonia la presenza nell’antico convento di un rimarchevole esempio di archeologia industriale al Sud.

Ex Lanificio - Made in Cloister Napoli
Ex Lanificio Sava – Chiostro. Made in Cloister

Oggi l’ ex Lanificio Sava si è trasformato in uno spazio aperto alla città grazie alla collaborazione tra diverse identità come il Lanificio 25, la Galleria Dino Morra, Made in Cloister e privati cittadini  che hanno cominciato a trasformare l’antica struttura organizzando spettacoli, mostre, meeting, concerti, proiezioni e altre attività di interesse culturale e artistico. Nel complesso c’è anche un art shop, una residenza per gli artisti ospiti e uno spazio espositivo,

La fondazione Made in Cloister ha recuperato e restaurato il chiostro cinquecentesco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, vi si accede passando per la sagrestia della chiesa, facendolo diventare uno spazio espositivo per l’arte contemporanea per artisti, designer e maestri artigiani napoletani. Al centro del chiostro si erge anche un’imponente struttura in legno, un raro esempio di archeologia industriale borbonica riportato alla luce grazie al lavoro di restauro effettuato.