Nella piazza dedicata al primo presidente partenopeo della Repubblica Italiana Enrico De Nicola, e a due passi dalla quattrocentesca porta Capuana e dalla chiesa gotica di San Giovanni a Carbonara, si scopre Santa Caterina a Formiello, una stupenda chiesa cinquecentesca dedicata alla martire Santa Caterina d’ Alessandria (287-305 d.c).



Il complesso monumentale, fondato nella prima metà del ‘400 e ampliato nel ‘500, è poco conosciuto ai più e malgrado da fuori sembri una chiesa come tante, appena si entra è possibile subito notare la sua magnificenza.

Santa Caterina a Formiello

La dicitura a formiello deriva dal latino ad formis / presso i condotti, perché nei suoi pressi si trovava un pozzo (oggi scomparso) dell’antico acquedotto della Bolla, sostituito definitivamente, a fine ‘800, dal nuovo acquedotto del Serino.

La chiesa, come la vediamo oggi, nasce all’inizio del Cinquecento quando nel 1499 il re Federico d’Aragona concesse l’antica chiesa di Santa Caterina ai padri domenicani della Congregazione riformata di Lombardia. La chiesa fu realizzata su disegno dell’architetto Romolo Balsimelli, discepolo del Brunelleschi, mentre al finanziamento dei lavori di ampliamento contribuirono diverse famiglie nobili della città, tra le quali gli Acuaviva d’Atri, i Sanseverino di Bisignano e, soprattutto, la famiglia Spinelli di Cariati, ai quali verrà concesso una bellissima cappella nella zona presbiteriale.

Con la soppressione dell’ordine dei domenicani, voluta da Gioacchino Murat nel 1806, gran parte del monastero fu riadattato a nuovi usi, tra cui quello di lanificio militare e ancora oggi costituiscono un unicum di archeologia urbana.

Santa Caterina a Formiello, Napoli

L’attuale forma maestosa e armonica è del 1713 ed è a croce latina con diverse cappelle, un maestoso altare e con una scenografica cupola con lesene corinzie in piperno su fondo bianco. Al centro della chiesa si apre, sul pavimento, un accesso alla cripta delle consorelle del Santissimo Rosario; qui si possono ancora riconoscere i resti di due scheletri di donne che stringono un rosario tra le mani, una delle quali è posta ai piedi di un altare sormontato da un affresco della Madonna del Rosario.

Curiosità – La chiesa custodisce sin dalla sua fondazione le reliquie appartenenti ai Martiri d’Otranto, uccisi dai Turchi il 14 agosto 1480 per non aver rinnegato la propria fede.

Tantissimi eccellenti artisti lasciarono la propria firma in questo luogo: Francesco Antonio Picchiatti, autore del portale marmoreo principale, ornato con una statua della santa; Giuseppe de Martino autore dell’organo a canne; Guglielmo Borremans, autore di affreschi quali “Storie di San Domenico” e “La gloria di San Domenico” o ancora Paolo de Matteis e Giacomo del Po. Tra il 1706 e il 1708 sul sagrato fu eseguita per commissione della Deputazione del Tesoro l’edicola di San Gennaro, il cui busto fu opera di Domenico Antono Vaccaro.

Santa Caterina a Formiello, San Gennaro
Busto di San Gennaro in piazza Santa Caterina a Formiello

Leggenda – Osservando il busto del santo patrono di Napoli si può notare come sia privo di una mano, la leggenda narra che un un giorno, un giovane, portandosi al di sotto della statua, avesse iniziato a maledire il Santo con ingiurie e bestemmie.  In risposta a tale atteggiamento blasfemo, la mano, oggi mancante, si staccò e cadde sulla bocca del bestemmiatore, mettendolo a tacere. Il racconto evidenzia un aspetto fondamentale della credenza popolare: che la statua di San Gennaro ascolti e veda tutti quelli che si rechino presso di lui, e che soprattutto risponda a tutti questa.