La cultura del femminiello (o femmenello) in Campania è una di quelle realtà che non può non affascinare. Una figura in bilico tra folklore e modernità molto presente nei quartieri popolari di Napoli dove il terzo sesso è sempre stato non solo tollerato ma rispettato nel suo ruolo e mostrato senza pudore.



Non è facile dare una definizione di femminiello, una realtà che incorpora in se tante forme di sessualità, il transgender, il transessuale, l’omosessuale, ma per i Napoletani da sempre sono “uomini che sentono e vivono come donne”.

Nonostante il trucco pesante, l’abbigliamento non propriamente raffinato, le movenze e le tonalità caricaturali, il femminiello a Napoli è una figura rispettata. La popolarità di cui gode ha sempre fatto sì che la sua presenza fosse necessaria in alcune manifestazioni tradizionali, tra queste, la più conosciuta è la tombola Vajassa (detta scostumata) in cui la figura del Femminiello è deputata all’estrazione del numero come portafortuna nella buona riuscita del gioco natalizio. Si sa che la scaramanzia rappresenta il fulcro del pensare partenopeo, essendone un elemento cardine.

Femminiello Tombola Vajassa

Ma ciò che più di tutto colpisce è il sottile legame che unisce il femminiello anche alla religione. Ogni anno nel giorno della Candelora, il 2 febbraio, si tiene un pellegrinaggio noto come la juta dei femminielli legato al culto della Madonna di Montevergine in provincia di Avellino.

Un leggenda, risalente al XIII secolo, racconta che la Madonna intervenne avrebbe miracolosamente liberato due amanti omosessuali, legati a un albero tra lastre di ghiaccio. Da allora i femminielli si recano in pellegrinaggio per chiedere la benedizione di Mamma Schiavona.

Tra i riti celebrati dai femminielli, famosi sono quelli dello Spusalizio mascolino, la Covata dei femminielli e la Figliata dei femminielli.

Nel primo, due femminielli si uniscono a nozze in forma privata, poi i novelli consorti si ritiravano in camera dove consumavano il matrimonio. La Covata, mentre la donna partorisce, il marito mima a sua volta il parto, imitando le doglie con pianti e grida e ricevendo per questo tutte le attenzioni normalmente riservate alla partoriente. Col tempo il femminiello sostituisce il marito e, con la sua presunta carica di positività, è di buon auspicio alla neo mamma e al neonato. Nella Figliata un femminiello simula un parto, con tanto di doglie (una bellissima descrizione del rito si trova nel romanzo La pelle di Curzio Malaparte).

Femminielli - Film La tarantina

Scrittori, commediografi, cantautori hanno trovato nel femminiello terreno fertile come nella Gatta Cenerentola di De Simone, in La Pelle di Curzio Malaparte, nel recente Napoli velata di Ozpetek, senza dimenticare Chillo è nu buono guaglione di Pino Daniele, solo per citarne alcuni.

L’antico femminiello, ricordato e confuso con trans, drag-queen e viados brasiliani, è ancora tra noi anche se non lo vediamo, perché è riuscito a travestirsi da donna alla perfezione.