Il Museo Nazionale di Napoli conserva un’imponente statua parlane conosciuta come il Gigante di Largo Palazzo. Durante quasi due secoli, è stato il simbolo della libertà di satira del popolo partenopeo.



Secondo la tradizione il colossale busto marmoreo, privo di braccia, è niente meno che il ritratto di Giove, il re degli dei; è stato rinvenuto a Cuma nella prima metà del 600, nei pressi di un fondo agricolo che prese il nome di «Masseria del Gigante».

Per volere del viceré Spagnolo don Pedro Antonio D’Aragona al busto dalla capigliatura e barba riccioluta furono rifatte braccia e gambe. Nel 1668 fu collocato su una base di piperno nei pressi della fontana del Gigante in cima alla salita (odierna via Cesario Console) che dalla Darsena portava al Largo di Palazzo (odierna Piazza Plebiscito).

Statua del Gigante immortalata in un Gouache di Saverio Della Gatta. Quando fu proclamata la Repubblica Napoletana, agli inizi del 1799, i rivoltosi gli calcarono in testa il berretto frigio, gli misero a tracolla una banda tricolore, e gli posero in mano l’asta d’un vessillo rivoluzionario».

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Gigante del Largo di Palazzo, simbolo della libertà di satira

O’ Gegante ‘e palazzo, così soprannominato familiarmente dai napoletani, aveva il potere di “parlare” per prendersi gioco e umiliare la classe dirigente dell’epoca.

Per esprimere il proprio malcontento, il popolo napoletano prese l’abitudine di apporre dei messaggi di protesta satirici e irriverenti. Le rime,lasciate nel cuore della notte da qualche ignoto autore, erano capaci di mandare su tutte le furie i governati di Napoli.

Per quanto le autorità si sforzassero di far cessare questa umiliante condanna, la statua del Gigante riusciva sempre a far sentire la sua voce; inutile fu la precauzione di far presidiare il luogo, giorno e notte, dalle guardie spagnole.

MANN, Giove Cumano, il Gigante del Largo di Palazzo

Curiosità. Giuseppe Bonaparte, sul trono di Napoli dal 1806 al 1808, stanco delle satire che comparivano su di essa, ordinò che fosse smantellata. Il busto, privo degli arti posticci aggiunti nel ‘700, lo si scopre al Museo Archeologico Nazionale.

Si narra che il giorno destinato al trasloco sulla base del Gigante apparve una frase che diceva: “Lascio la testa al Consiglio di Stato, le braccia ai Ministri, lo stomaco ai Ciambellani, le gambe ai Generali e tutto il resto a re Giuseppe…” Tutti compresero quale altra “parte” era stata donata per gratitudine al Re.