Sul pianerottolo dello scalone centrale del Comune di Napoli ha trovato rifugio Donna Marianna. Una misteriosa testa di donna in marmo conosciuta come ‘a Cap’ e’ Napule.

La scultura di fattura greca rappresenta una divinità pagana, probabilmente Venere, venne adottata dai Napoletani come  fosse la testa della sirena Parthenope, la mitica fondatrice di Neapolis. Per questo motivo fu considerata, sin da allora, protettrice della città.



La storia di Marianna ‘a Capa ‘e Napule

Come per la Statua del Nilo situato a Spaccanapoli, anche Donna Marianna ‘a Capa ‘e Napule è avvolta anch’essa da un velo di mistero.

L’origine della statua è incerta, pare sia stato rinvenuta alla fine del XVI secolo nella zona dell’Anticaglia (Decumano superiore).

Per il suo aspetto grottesco e un pò sgraziato il popolo napoletano usa dire “Me pare donna Marianna, ‘a cap’ ‘e Napule”. Un espressione per indicare una testa femminile che non passa inosservata.

Donna Marianna a Capa e Napule 2

Non ebbe mai vita facile e fu spesso coinvolta nella turbolenta storia napoletana. Anche se perse più volte il naso a causa della rabbia dei partenopei, stranamente non fu mai né distrutta né smantellata.

Non è chiaro quando la “Capa di Napoli” sia stata soprannominata “Donna Marianna”. Secondo alcuni l’appellativo le fu dato dal popolo napoletano in onore della Marianne francese, personificazione dei valori della Rivoluzione, durante la breve ma gloriosa esperienza della Repubblica Napoletana del 1799.

La statua fu posta in un primo tempo nei pressi della chiesetta di San Giovanni a Mare, a poche centinaia di metri da piazza Mercato. Per un periodo tenne compagnia alla statua di sant’Anna di fronte alla chiesa dell’Avvocata, per poi entrare a far parte del Museo di Villa Filangieri.

Negli anni ’60 del novecento il sindaco di Napoli Achille Lauro la fece trasferire a Palazzo San Giacomo, sede del municipio di Napoli, dove si trova tutt’oggi.