Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza per i defunti andare al Cimitero. Ognuno ll’adda fà chesta crianza; ognuno adda tené chistu penziero”. Così recita la Livella, una delle poesie più belle di Antonio De Curtis, in arte Totò.



L’intramontabile capolavoro del principe della risata è senza dubbio uno dei testi di riferimento della Commemorazione dei morti, ricorrenza particolarmente sentita dai Napoletani che da generazioni considera il culto dei morti parte integrante della propria tradizione.

Era il 1964 quando dalla penna di Totò è fuoriuscito un cimitero singolare con due protagonisti rigorosamente morti, un testo che affronta ironicamente il tema della morte, una morte che non fa paura, al contrario è fonte di umorismo e teatralità.

La Livella, la storia

La poesia più famosa di Totò, ambientata in un cimitero, racconta che un malcapitato visitatore assiste incredulo ad un litigio fra due morti che condividono spazi limitrofi in un camposanto: il povero Gennaro, netturbino, e il Marchese nobilissimo.

Il marchese si lamenta del fatto che il netturbino si sia fatto seppellire accanto a lui, ma il netturbino gli fa notare che non è stato lui a scegliere dove esser seppellito; vedendo che il marchese continua con il suo lamento, il netturbino perde la pazienza e gli fa notare che, indipendentemente da ciò che si era in vita, che la morte è una livella che tutto appiana: ricchezza e povertà, diversità sociali, gioia e dolore. La poesia è in dialetto napoletano.

Questa poesia, ambientata a Poggioreale, è legata alla Sanità il quartiere dove nacque Totò. Pare, infatti, che il principe De Curtis non di rado giocasse a nascondino con i suoi coetanei nelle catacombe di San Gaudioso, ubicate sotto la Basilica di Santa Maria della Sanità dove prestava servizio come chierichetto.

Catacombe di San Gaudioso Napoli

Nel Seicento, le catacombe di San Gaudioso ospitava sepolture riservate agli aristocratici e agli ecclesiastici realizzate secondo un procedimento importato dalla Sicilia, quello della scolatura. Sempre in questo periodo si praticò la macabra moda di prendere le teste dei cadaveri oramai essiccati e di incastrarle nei muri dipingendo al di sotto un corpo che desse qualche indicazione sul mestiere del defunto.

In uno degli affreschi, attribuiti all’artista fiorentino Giovanni Balducci, si nota una livella che avrebbe ispirato la poesia del principe Antonio De Curtis.

Oggi una lapide di marmo con scolpito in bassorilievo il testo ‘A Livella si trova davanti alla cappella di Totò, al cimitero di Poggioreale di Napoli.

Antonio De Curtis, comico, poeta e compositore di canzoni, nato a Napoli il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità da Anna Clemente e Giuseppe de Curtis e morto a Roma il 15 aprile 1967.