Di napoletani illustri e dimenticati ce ne sono tanti, tra questi sicuramente c’è Lamont Young (1851-1929), un architetto e urbanista di grande inventiva e padre dei due castelli in stile neogotico-medievale presenti nella nostra città: castello Aselmeyer e villa Ebe.

Napoletano a dispetto del nome, con padre scozzese e madre indiana, l’eccentrico artista, progettò vere e proprie opere d’arte come la sede del Grenoble (Via Crispi), il castello Aselmeyer (parco Grifeo) e villa Ebe. Fu autore anche di un ardito progetto della prima metropolitana di Napoli. Fu inoltre fondatore dell’Automobile Club di Napoli, il 18 Febbraio 1906, grazie alla sua passione per i motori.



Lamont Young, l’uomo che costruiva castelli scelse un angolo di paradiso tra la collina e il mare, sul corso Vittorio Emanuele (al civico 166), per realizzare uno dei suoi capolavori, il Castello Aselmeyer (o castello Grifeo dei principi di Partanna).

La dimora, seppure deturpata da un corpo di fabbrica moderna, rappresenta un bellissimo esempio di architettura neo-medievale con elementi neogotici e motivi elisabettiani e dei Tudor, tipici delle residenze borghesi inglesi. Il castello venne inseguito acquistato dal banchiere Carlo Aselmeyer e da quel momento l’edificio venne nominato appunto Castello Aselmeyer.

Lamont Young - Villa Ebe Napoli

Altra opera famosa di Lamont Young è Villa Ebe, conosciuta ai più come il Castello di Pizzofalcone, deve il suo nome a Ebe Cortazzi, moglie siciliana dell’architetto. In cima al quartiere di Monte di Dio, Villa Ebe ricalca lo stile vittoriano e neogotico molto caratteristico e mai del tutto apprezzato di Lamont Young.

La villa rimase dimora di Young sino al 1929 quando l’incompreso artista si tolse la vita, proprio sulla terrazza, con un arma da fuoco. Seriamente danneggiata seguito ad un incendio di natura dolosa, l’unica zona rimasta integra è la torre quadrata con le finestre ad arco e alcuni elementi neogotici.

Una leggenda narra che che un’ombra si aggiri, durante le fredde notti d’inverno, inquieta e veloce sulla terrazza della villa. Si dice sia lo spettro malinconico di Lamont Young deluso dalla vita.

Sul finire degli anni ’90 il Comune di Napoli acquistò la pregevole villa dai suoi eredi per trasformarla nel Museo dell’architettura liberty (il progetto è arenato nei meandri della burocrazia).