Marì, acala ‘o panaro”, un espressione tipica che si ascolta ancora oggi nei vicoli del centro storico partenopeo. A Napoli anche la spesa ha la sua ascensore.

‘O panaro, il cestino di vimini appeso un filo, è uno strumento ancora oggi utilizzato nei vicoli del centro storico di Napoli per far salire e scendere la spesa quotidiana.



Cos’è il panaro e qual è il suo uso?

Il termine deriva dal latino “panarum” che stava ad indicare un cesto nel quale riporre il pane, da cui il sostantivo italiano paniere.

Il panaro classico è di vimini intrecciato munito di un manico ricurvo a cui è legata una lunga corda di canapa. Nel tempo si sono evoluti, e oggi se ne trovano anche di plastica resistente e di ogni colore possibile.

Il panaro è ancora oggi pressoché onnipresente accanto ai panni stesi delle case del cento storico di Napoli.

Oggi, come in passato, il panaro viene calato dal terrazzo come una vero e proprio “montacarichi” per recuperare la piccola spesa quotidiana ed evitare di dover affrontare la salita sulle proprie gambe.

O Panaro NapoliO Panaro, Quartieri Spagnoli Napoli (@quartierispagnolinapoli)

“Perdere a Filippo e o’ panaro”: perché si dice così?

Avimmo perduto a Felippo e ‘o panaro, un divertente e sui generis modo per di dire quando abbiamo rimesso tutto: il capitale e gli interessi.

L’espressione colorita è legata alle antiche farse pulcinellesche dell’Ottocento interpretate dall’attore Antonio Petito.

La storia narra che un nobile di nome Pancrazio abbia affidato una cesta piena di cibo al suo servo Filippo, incaricandolo di portarla fino a casa. Durante il tragitto il povero Filippo, preso dalla fame, divora tutte le prelibatezze contenute nella cesta.

Soddisfatta la fama, arriva il senso di colpa e la paura delle possibili reazioni del padrone. Fu così il servo si da alla fuga, lasciando il padrone tradito a dolersi di aver perso Filippo e la cesta di cibo.