Non c’è Pasqua a Napoli che non sia accompagnata dall’inebriante profumo della Pastiera, uno dei dolci napoletani più conosciuti e amati in Italia e nel mondo. Dolce, morbida, dal colore dell’oro e dal profumo inebriante, le sue origini risalgono alla notte dei tempi, a quando il grano cotto e le uova accompagnavano i riti pagani che celebravano la primavera.



Secondo una antica leggenda, nasce quando dalle mani della sirena Partenope, abile nell’amalgamare in un’unica delizia i migliori frutti della terra vesuviana. Tre sono gli suoi ingredienti sacri principali: il grano simbolo di ricchezza, le uova emblema di vita, la ricotta ovina immagine di abbondanza del gregge.

La versione moderna fu messa a punto in un antico monastero napoletano rimasto ignoto, facendone un simbolo che le famiglie benestanti di Napoli ritenevano indispensabile per festeggiare la Pasqua. Già nel Seicento a Napoli le suore dell’antico convento di San Gregorio Armeno erano reputate maestre nella complessa manipolazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano in quantità per le famiglie più in vista della città.

L’antica preparazione ha avuto solo nel Novecento un’unica variante, che è quella dell’aggiunta di una buona crema pasticcera al ripieno di ricotta e uova. L’innovazione, dovuta al dolciere-lattaio napoletano Starace, ha diviso e divide tuttora gli appassionati di pastiera in due scuole di pensiero.

Se non si è alle prime armi ai fornelli perché non cimentarsi con la famosa ricetta della Pastiera Napoletana (segui il link).

La pastiera pasquale a Napoli

Anche se la si può gustare in ogni periodo dell’anno, la Pastiera mantiene un rapporto privilegiato con la Pasqua ed è entrata far parte delle delizie napoletane come il babà e la sfogliatella.

Aneddoto – Tra le tante storielle che si raccontano sulla pastiera, vi e’ quella di re Ferdinando II di Borbone che per quanto fosse bontempone aveva sposato Maria Carolina d’Austria, che gli stessi sudditi avevano soprannominato «nun redeva maje» la regina che non sorride mai. Un giorno Maria Carolina cedendo alle insistenze del buontempone Ferdinando assaggiò una fettina di pastiera e non potè fare a meno di sorridere e pare che il re abbia detto: “per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua, per vederla sorridere di nuovo”.

Dunque la Pastiera come dolce capace di strappare il sorriso anche ad una austera regina asburgica.

Consiglio – La pastiera è ancora più buona se mangiata qualche giorno dopo, per questo motivo, nella tradizione napoletana, si prepara già il venerdì santo o anche il giovedì, così da essere buonissima per Pasqua con tutti i sapori ben amalgamati. La pastiera viene infornata nel classico ruoto di ferro stagnato o di alluminio, e una volta cotta, essendo fragile e friabile, per conservarla è meglio lasciarla nello stampo.