La solfatara di Pozzuoli, l’unico vulcano attivo dei Campi Flegrei, è un luogo molto particolare, oserei dire quasi magico. Solo quando si è qui si potrà capire perché gli antichi dovevano per forza credere che questo fosse l’inferno sulla faccia della terra.

Questo cratere, che sbuffa con le sue fumarole emanando il tipico odore di zolfo, ha ben poco del classico vulcano: nessuna montagna spuntata dalla cima fumante, ma soltanto una distesa ovale di terra molto calda. Il cratere della Solfatara di circa 600 m di diametro situato su una collina a 190 m di altitudine, è un paesaggio quasi lunare dove domina il colore grigio chiaro, forse dovrei dire grigio cenere.

La prima cosa che salta all’occhio, una volta varcata la soglia d’ingresso, e passati sotto un portone che sembra preannunciare più l’ingresso in un cortile che in un parco di circa 33 ettari, è la vegetazione molto lussureggiante.

Numerosi cartelli indicatori e didattici accompagnano il visitatore lungo il percorso (visita di 45 minuti); un’area di ristoro riccamente alberata permette la sosta al termine della passeggiata.

Seguendo un percorso anti orario, quasi al centro del cratere, cè la fangaia, con bene in vista una vecchia macchina per inscatolare il fango. Il fango, molto usato in passato per scopi terapeutici. Man mano che ci si avvicina alla “bocca grande”, ovvero alla fumarola principale e i suoi getti di vapore.

Fra le caratteristiche della solfatara c’è anche la particolarissima struttura del terreno, pieno di micro cavità prodotte dalla presenza di fumarole: facendo cadere in determinate zone del cratere un masso sul terreno si può udire un cupo rimbombo come se sotto la superficie vi fosse un’ampia cavità. Oltre alla fangaia ed alle fumarole all’interno del parco sono presenti anche le cosiddette vecchie stufe ed il pozzo dell’acqua minerale.

La Solfatara, già conosciuta all’epoca degli antichi romani che vi localizzavano l’ingresso al regno del dio Vulcano, ospitava, fino alla fine del ‘800, una rinomata stazione di cure termali. Due grotte, chiamate stufe del purgatorio e dell’inferno, furono scavate alla fine dell’800 e poi rivestite di muratura, per ricavarne saune naturali, l’attività si è progressivamente ridotta con lo sviluppo dell’attuale scienza medica.

Al termine della visita il percorso continua nuovamente sotto le querce ed è presente un’area giochi per bambini bene attrezzata e ben tenuta, un bar, un negozio per souvenir, un’area camping ed un punto di ristoro.

In un’area protetta è presente una stazione sperimentale dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) con un sistema di monitoraggio termico della solfatara ed invio dati in automatico all’Osservatorio Vesuviano.

A due passi da Napoli, vi accorgerete che c’è così tanto da visitare e da ammirare che resterete abbagliati da tanto splendore!

Accedere alla Solfatara

  • Metropolitana linea 2 scendere alla stazione Pozzuoli – Solfatara che dista circa 900 metri dall’ingresso del Vulcano. Il tragitto può essere percorso a piedi o con l’autobus locale P9.
  • Autobus 4 linee M1N, M1NB, SEPSA e 152 che fermano davanti all’ingresso del vulcano Solfatara.
  • Auto Tangenziale di Napoli e fino all’uscita n.11 di Agnano, quindi seguire le indicazioni per Pozzuoli e le tabelle con la dicitura Vulcano Solfatara.

Orari: La Solfatara è aperta tutti i giorni dalle 8,30 ad un’ora prima del tramonto.