I vini della Campania ci offrono tutto il sapore di una tradizione enologica che risale a tempi antichissimi, al tempo della colonizzazione greca. Non a caso i migliori vini dell’antichità, come il Falerno e il Greco, erano prodotti in Campania.



Vitigni come l’Aglianico, il Fiano, il Greco, la Falanghina, il Per’ e palummo, l’Asprinio, la Biancolella, la Coda di volpe, la Forastera costituiscono la naturale discendenza di questi antichi vitigni.

Le principali zone vinicole della Campania hanno come fulcro Avellino, Benevento e Caserta. È proprio tra le alte colline a est di Avellino che si produce il miglior rosso della regione, il Taurasi, un corposo Aglianico che alcuni definiscono Barolo del sud. Questo è anche uno degli unici quattro vini della regione a potersi fregiare del marchio DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita).

I vigneti Campani

Gli altri tre sono l’Aglianico del Taburno, un rosso corposo del beneventano, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, entrambi bianchi della provincia di Avellino.

Altre zone vinicole sono i Campi Flegrei (dove vengono prodotti i vini DOC Piedirosso e Falanghina), Ischia (i cui vini sono stati i primi a ricevere il marchio DOC) e il Cilento, dove si producono il Cilento bianco DOC e l’Aglianico Paestum.

I Vini Campani, vediamo quali sono

  • L’Aglianico – una delle migliori uve rosse del Meridione e trova la sua massima espressione con la DOCG Aglianico del Taburno o Taburno DOCG.
  • Greco di Tufo DOCDG – si produce in otto comuni a nord di Avellino con le uve dei vitigni Greco e Coda di Volpe bianca. Dalla gradazione minima di 11,5°, ha colore giallo paglierino scarico, odore caratteristico e sapore fruttato con retrogusto di mandorla e pesca. Va gustato entro due-tre anni dalla vendemmia in calici di media capacità a tulipano ampio, alla temperatura di 10-12°C.
  • La Falanghina – è sicuramente uno dei vitigni a bacca bianca simbolo della Campania. Se ne conoscono essenzialmente 2 cloni, uno beneventano ed uno flegreo. Le caratteristiche sono quelle di un vino di colore giallo paglierino con riflessi dal verdognolo al dorato, note fruttate di banana, mela, ananas e pesca, note floreali, agrumi, miele ed erbacee. Di sapore asciutto, fresco e delicato ma con una punta di acidità.
  • Lacryma Christi del Vesuvio – ha ricevuto la denominazione DOC solo nel 1983 nonostante la sua storia secolare. Viene prodotto con vigneti autoctoni in quindici comuni della provincia di Napoli appartenenti al Parco Nazionale del Vesuvio, zona pedemontana votata alla viticoltura. La sua storia è un intreccio tra mito e realtà, che hanno creato un’aura di seducente mistero attorno a questo celebre vino. La leggenda narra che Lucifero, l’angelo cacciato dal Regno dei cieli, cadendo verso gli inferi strappò un lembo di paradiso per farne il golfo di Napoli ed infine sprofondò creando una voragine da cui si sarebbe poi generato il Vesuvio; Gesù, accortosi dell’accaduto, riversò le sue lacrime di dolore sul vulcano, rendendo fertili le terre alle sue falde e pregiati i vitigni che vi sorgevano.

Nell’antichità la nostra regione veniva denominato anche Campania felix, dove felix stava per l’opulenza e produttività della regione, dovuta ai fertili terreni vulcanici, al fiume Volturno e al clima temperato e gradevole. Oggi come allora l’attività agricola rappresenta uno dei settore principali della Regione Campania.