A Natale il Capitone e la Minestra Maritata non si fanno mai mancare a tavola dei napoletani. Il pranzo di Natale a Napoli (e della Vigilia) è uno dei momenti più attesi dell’anno, come il cenone di Capodanno o il pranzo di Pasqua.



I napoletani sono molto legati alle proprie tradizioni e, soprattutto a Natale, non rinunciano ad alcuni cibi e rituali. Alcune prelibatezze che si mangiano la sera della vigilia, infatti, richiamano simboli biblici ed evangelici che rinsaldano quel rapporto di legame religioso che c’è con il cibo.

Cosa si cela dietro questi due MUST della cucina napoletana?

Il capitone della vigilia di Natale

Se c’è un piatto che proprio non può mancare sulle tavole dei napoletani la sera della vigilia di Natale, questo è proprio il capitone rigorosamente fritto o meglio – per dirlo alla napoletana – indorato e fritto. Per chi non lo sapesse il capitone è la femmina dell’anguilla.

Capitone Fritto di Natale

Le ragioni storiche che portano il Capitone sulle tavole campane si perdono nei meandri delle tradizioni popolari. Una delle teorie più accreditate è legata alla somiglianza tra questo pesce ed il serpente, simbolo del male, colui che tentò Eva a nutrirsi della celeberrima mela.

L’incolpevole capitone, dunque, paga per la colpa originale del serpente tentatore, esorcizza la malasorte e la malvagità.

Per tradizione il pesce-serpente deve essere acquistato vivo dal pescivendolo il giorno prima della Vigilia di Natale. Và poi decapitato a casa, pulito delle interiora e messo subito a cuocere. In tanti lo gustano fritto anche se la tradizione lo impone arrostito. Quella che avanza viene poi mangiato il giorno successivo in scapece (una marinatura in aceto) come antipasto.

Perché si chiama Minestra maritata?

I partenopei la chiamano menesta ‘maretta per il semplice fatto che gli ingredienti di carne e verdura si “maritano” dando vita a una zuppa molto saporita.

Tante le delizie che compongono questo piatto natalizio: cicoria, piccole scarole (scarulelle), verza e borragine per quanto riguarda le verdure e tracchie, salsicce e altri tagli per la carne.

Da tradizione dovrebbe essere accompagnata dagli “scagliuozzi”. Triangoli di polenta fritta che, a Napoli, di solito vanno ad arricchire l’interno del cuoppo fritto.

Le sue origini risalgono addirittura al 1300 quando gli spagnoli esportarono un piatto molto simile, la “Olla Podrida“, a Napoli.