Ultima Modifica il 23 Luglio 2024

Non c’è Natale e Santo Stefano (nonché di Pasqua) a Napoli senza la Minestra Maritata e il Capitone, due pietanze-simbolo che da secoli distinguono la tradizione culinaria partenopea.



I napoletani sono molto legati alle proprie tradizioni e, soprattutto a Natale, non rinunciano ad alcuni cibi e rituali. Alcune prelibatezze che si mangiano la sera della vigilia (Menu della Vigilia di Natale) altre il giorno di Natale (Pranzo di Natale).

Il Capitone della vigilia di Natale

Se c’è un piatto che proprio non può mancare sulle tavole dei napoletani la sera della vigilia di Natale, questo è proprio il Capitone rigorosamente fritto o meglio – per dirlo alla napoletana – indorato e fritto. Per chi non lo sapesse il capitone è la femmina dell’anguilla.

Capitone fritto napoletano

Le ragioni storiche che portano il Capitone sulle tavole campane si perdono nei meandri delle tradizioni popolari. Una delle teorie più accreditate è legata alla somiglianza tra questo pesce ed il serpente, simbolo del male, colui che tentò Eva a nutrirsi della celeberrima mela.

L’incolpevole capitone, dunque, paga per la colpa originale del serpente tentatore, esorcizza la malasorte e la malvagità.

Per tradizione il pesce-serpente deve essere acquistato vivo dal pescivendolo il giorno prima della Vigilia di Natale. Và poi decapitato a casa, pulito delle interiora e messo subito a cuocere. In tanti lo gustano fritto anche se la tradizione lo impone arrostito.

Quella che avanza viene poi mangiato il giorno successivo in scapece (una marinatura in aceto) come antipasto.

La Minestra maritata di Natale

A Napoli ‘a menesta mareta è il piatto delle feste per eccellenza tanto da comparire sulle tavole partenopee sia a Natale che a Pasqua. La ricetta però prevede delle leggere differenze a seconda del periodo dell’anno in cui viene preparata.

Minestra Maritata napoletana

E’ uno dei piatti più antichi della tradizione partenopea. Secondo alcuni storici gastronomici la Minestra Maritata sarebbe un adattamento della “Olla podrida” (pentola putrefatta), una specialità di origine spagnola. La nascita si collocherebbe intorno al XIV secolo, quando a Napoli regnavano gli Aragonesi.

Le verdure tipiche per la minestra maritata sono cicoria, piccole scarole (scarurelle), verza, borragine, per la sua nota amarognola, e cipolla. In qualche variante si usano anche le puntarelle. La carne è tipicamente di maiale e prevede salsiccia (la ‘nnoglia), costine di maiale (tracchiulelle) o carni miste di vitello, pollo e anche osso di prosciutto.

Ricetta della Minestra Maritata alla Napoletana

La ricetta della Minestra Maritata è lunga e laboriosa, la preparazione del brodo di carne, e la cottura di tutte le verdure separatamente.

Ingredienti per 4/6 persone. Maiale 600 gr, Cotiche di maiale 600 gr, Scarole 1/2 kg, Torzelle 1/2 kg (torza riccia), 1 Cavolo cappuccio, 1 Cipolla, 1 Carota, 1 Costa di sedano, Olio extra vergine di oliva e Sale q.b..

Procedimento. Inziamo a tagliere a pezzetti la carne e pulire le verdure. Tritiamo finemente sedano, cipolla e carota e cucinarli in una pentola capienti con olio per qualche minuto. Aggiungiamo poi acqua abbaondante e inseriamo i pezzi di carne. Lasciamo bollire per almeno due ore a fuoco lento. A termine della cottura lasciamo raffreddare il brodo, sgrassiamo e filtriamolo.

In una pentola a parte cuciniamo le verdure e appena l’acqua inizia a bollire scoliamole e versiamole nella pentola con la carne. Facciamo cucinare ancora a fuoco lento per altri 10 minuti ed ecco pronta la nostra, saporitissima, minestra maritata.

Servire ben calda con una buona fetta di pane casereccio e il formaggio.