E’ di poche settimane fa la notizia in cui si annuncia che l’isola di Vivara, dall’8 aprile, verrà resa accessibile a tutti coloro che vorranno scoprire questo piccolo paradiso nel golfo di Napoli.

Con una particolarissima forma di mezzaluna, l’isola di Vivara, piccola, selvaggia e incontaminata, è ciò che resta di un cratere vulcanico circolare sommerso ormai da moltissimo tempo. L’anello si completa con il promontorio di Santa Margherita vecchia all’isola di Procida e racchiude lo specchio di mare di cui è riempito chiamato Golfo di Gènito.

Oggi l’isolotto è un’oasi naturalistica protetta dal 1974, collegato al promontorio di Santa Margherita (Marina Chiaiolella) da un ponte transitabile solo a piedi.

Isola di Vivara: il ponte

 

Vivara, oltre a essere popolata da conigli selvatici e numerosi uccelli acquatici, offre una serie di sentieri caratterizzati da una vegetazione lussureggiante e incontaminata.

I romani consideravano Vivara un luogo di caccia e le acque all’interno del cratere, un vivaio di pesci. Da qui è derivato il toponimo Vivarium, divenuto poi Vivario, Vivaro e infine Vivara. Nel 1500, Alfonso d’Avalos d’Aragona trasformò l’isola in una riserva di caccia facendovi introdurre svariate specie di animali di interesse venatorio. Anche dopo l’avvento dei Borboni al trono di Napoli, nella seconda metà del Settecento, Vivara mantenne questa connotazione.

Gli scavi archeologici tutt’ora attivi hanno documentato un insediamento che risale al periodo tra il XVII e il XIV secolo a.C. Per circa due millenni, la vita stabile su Vivara sembra sparire del tutto, per riprendere in epoca moderna dal 1681, anno in cui viene costruita una villa colonica, ancora oggi l’unica costruzione di rilievo che è possibile ritrovare.

Isola di Vivara: Golfo di Napoli

L’apertura del sito è stata resa possibile grazie alla sinergia di tutti gli enti convolti. Vivara, pur essendo riserva di Stato con un suo Comitato di Gestione, continua ad essere proprietà privata, a questi due enti si aggiunge anche il Comune e, naturalmente, la Soprintendenza, che vincola i pochi ruderi borbonici sparsi lungo i sentieri.

La riserva aprirà ai visitatori ogni venerdì, sabato e domenica. Due le visite giornaliere previste, una con inizio alle 10 e l’altra alle 15, da prenotare sul sito del Comune di Procida con un anticipo di 24 ore rispetto alla visita medesima.
Il prezzo del tour sarà di 10 euro, 7 per i residenti (gratis fino a 6 anni e 5 euro fino ai 18). Ogni gruppo (di massimo 30 persone) avrà uno speciale accompagnatore autorizzato, appartenente all’associazione “Vivara” o alla Lipu.