Torregaveta, ultima stazione della Cumana e meta frequentatissima in estate dai bagnanti, è una piccola frazione di Bacoli nei Campi Flegrei ai piedi del Monte Procida



Nota nell’antichità come San Pietro a Pertuso per la presenza della galleria Foce Vecchia del Fusaro il canale che collega, appunto, il lago Fusaro al mare, deve il suo nome moderno ala costruzione, di una torre difensiva (chiamata appunto Torre della Gaveta) voluta dal viceré Pedro da Toledo contro gli attacchi saraceni.

Torregaveta la spiaggia

Torregaveta oggi è molte cose, l’ultima fermata dell’antica ferrovia Cumana, una spiaggia animata del litorale flegreo, un pontile di antica fama e resti archeologici.

Proprio qui, infatti, il console romano Publio Servilio Vatia, morto nei primi anni del regno di Tiberio, costruì la sua villa. La sua scelta di ritirarsi in questo luogo portò l’illustre Seneca a dirgli, quasi invidioso: Oh Vatia, solo tu sai vivere!

La lussuosa villa che Vatia elesse a rifugio tra la fine dell’età repubblicana e l’età augustea, si estendeva dal livello del mare alla cima del promontorio tufaceo ed era attraversata da un canale che collegava il Lago Fusaro al mare, dove si trovavano le peschiere. Della antica Domus, in parte inglobati in un ristorante, sono ancora visibili cisterne, ambienti termali e terrazze.

Lo sviluppo moderno di Torregaveta ha origine alla fine dell’ottocento quando si decise di costruire una linea ferroviaria che rendesse più agevole il trasporto verso le isole flegree da Napoli.

Torregaveta molo

Fu così che dopo la ferrovia Cumana si iniziò a costruire il pontile per l’attracco dei piroscafi diretti a Procida ed a Ischia, in coincidenza con il servizio ferroviario. Negli anni cinquanta si decise di traferire tutto il traffico nella vicina Pozzuoli.

Il pontile di Torregaveta in estate viene utilizzato sia per rilassarsi al sole che dai giovanissimi per tuffarsi o per pescare. Nelle immediate vicinanze, altrettanto famosa è la Spiaggia di Lido Fusaro.

Aneddoto – sul promontorio di Torregaveta, ancora oggi detto “ncoppo u pallone”, fu realizzata una piccola stazione, con un guardiano, che in caso di vento contrario, issava lungo un palo un pallone di giunchi. Il vapore proveniente dalle isole, scorto il segnale, veniva dirottato a Baia o a Pozzuoli.