Era il 2 Giugno 1442 quando la città di Napoli cadde per mano di Alfonso d’Aragona, al seguito della fuga di Renato d’Angiò.

Con la sua dinastia (1442-1503), dopo circa due secoli e mezzo, il regno di Napoli e di Sicilia, furono riuniti sotto lo stesso sovrano, che fu chiamato “Re delle Sicilie”.



Napoli conquistata grazie a un pozzo

La storia narra che le truppe di Alfonso riuscirono a penetrare in città grazie a un sotterfugio che mise fine a un logorante assedio durato mesi.

Gli aragonesi si intrufolarono in città attraverso il pozzo di Santa Sofia già utilizzato dal generale bizzantino Belisario nel 537; il canale sotterraneo altro non era che un ramo dell’antico acquedotto greco della Bolla che sbucava in casa di un di un umile sarto.

La zona è tra i palazzi dell’odierna via San Giovanni a Carbonara e via Cesare Rosaroll.

La scoperta di questo passaggio segreto sembra sia avvenuta grazie ad una soffiata di due muratori, Aniello e Roberto. Fonti più romanzesche sostengono che la soffiata l’abbia invece fatta la moglie del sarto per vendicarsi di Renato d’Angiò che le aveva negato un favore.

Il nuovo sovrano non nascose il segreto del suo successo, anzi, dispose nel testamento che si provvedesse ad erigere una cappella dedicata a San Giorgio sulla bocca del pozzo da dove uscirono le sue genti. Nei secoli purtroppo si è persa la traccia di questo pozzo e delle ipotetiche cappelle.

L’arco trionfale marmoreo, che si trova tra le due torri d’ingresso del Castel Nuovo di Napoli (Maschio Angioino), riproduce i particolari della conquista del regno.

Alfonso d’Aragona il capostipite di una dinastia

Maschio Angioino, Percorso Archeologico

Una volta insediatosi, Alfonso si rivelò essere un sovrano “illuminato” e liberale; grazie ad una meritevole opera di mecenatismo, Napoli diventa il centro propulsore della cultura italiana dell’epoca.

Artisti come Giovanni Pontano, Jacopo Sannazaro, Pietro Summonte, Pietro Beccadelli e Lorenzo Valli poterono manifestare il loro talento proprio grazie al clima virtuoso promosso da Alfonso, che si meritò l’appellativo di Magnanimo.

Meritevole il suo attivismo edilizio, Alfonso d’Aragona restaurò l’acquedotto, bonificò le zone paludose dei borghi, pavimentò le strade e ampliò la città circoscrivendola con una murazione di 22 torti cilindriche (Le Torri Aragonesi di via Marina). Riattò l’arsenale e fece integralmente trasformare Castelnuovo che fu abbellito con il magnifico Arco di Trionfo.

Alfonso d'Aragona, Palazzo Reale Napoli

La dinastia inaugurata a Napoli da Alfonso I, prosegui con Ferdinando I, il famoso Ferrante . Gli successe Alfonso II (1494-1495), Ferdinando II (1495-96); fini con la morte senza discendenti del figlio di Federico I (1496-1501),  Ferdinando d’Aragona, il duca di Calabria mai divenuto re.

Nel 1504, Ferdinando il Cattolico (Re d’Aragona, di Sicilia e di Spagna), riunì il Regno di Napoli a quello di Spagna e Sicilia e sarà governato per circa due secoli da un Viceré.