La Torre Spinella e la torre Brava, le due torri Aragonesi di via nuova Marina, sono le uniche superstiti dell’antico e possente forte del Carmine. Erano il vanto della città di Napoli.

Costruite per difendere la città contro ogni tipo di aggressione, oggi servono da spartitraffico per chi da via Marina deve svoltare per corso Garibaldi.



Queste torri, testimoni di pietra del periodo Aragonese, per anni in stato di abbandono, sono state oggetto di un (criticato) restauro nell’ambito di “Monumentando“. Il progetto del Comune per la riqualificazione i monumenti cittadini (come la Fontana del Carciofo o la Fontana Spina Corona) e finanziato da sponsor privati.

Torri Aragonesi via Marina Napolj

Le due Torri Aragonesi erano parte integrante della cinta muraria della città di Napoli e del demolito Castello del Carmine. Una fortificazione, soprannominata lo Sperone, costruita alla fine 14simo secolo da Carlo III di Durazzo.

Purtroppo subisce gli attacchi dell’urbanizzazione; è demolito agli inizi del 900 per far posto al tratto finale del corso Garibaldi. Si conclude così la storia di uno degli edifici più caratteristici della storia urbanistica di Napoli.

La cella dei condannati a morte

Nella campagna di restauri del 2015 la quattrocentesca torre Spinella ha svelato una piccola cella dei condannati a morte. In epoca borbonica, la torre era nota come guardiola de sbirri; qui dimoravano i condannati a morte prima di raggiungere la vicina piazza del Mercato per essere giustiziati.

Per la sua partecipazione alla Repubblica Napoletana del 1799 qui venne imprigionata la rivoluzionaria Eleonora Fonseca Pimentel prima di essere condotta al patibolo.

Il giorno dell’esecuzione i condannati venivano condotti lungo le mura del Castello del Carmine fino ad arrivare al vicolo dei sospiri e da li fino a piazza Mercato passando sotto l’arco di Sant’Eligio.

Del periodo aragonese sopravvivono anche la porta Capuana e la porta Nolana con le loro torri laterali. Leggi anche Le antiche porte di Napoli.