C’è stato un tempo in cui Napoli era ricca di Porte. Poche sono le targhe che ci ricordano la presenza di quelle mastodontiche, monumentali porte, i cui varchi consentivano l’ingresso in città.



La città, divisa in quattro zone da tre strade principali dette decumani e da numerosi vicoli (cardines) che le incrociavano con geometrica perpendicolarità, era chiusa su ogni decumano da una Porta d’ingresso che prendeva il nome delle famiglie nobiliari che risiedevano in zona, oppure della destinazione di strade da cui i varchi partivano.

Nate come pertugi di un sistema difensivo indispensabile, le 27 porte di accesso alla città di Napoli hanno subito le modifiche dei tempi e delle necessità urbanistiche. Quelle che ancora restano a sostenere una cinta muraria ormai inesistente, forniscono una vaga idea della struttura imponente di cui facevano parte.

Oggi sono rimaste in quattro e di certo non passano inosservate: Porta Capuana, Porta Nolana (entrambe di epoca aragonese), S. Gennaro e Port’Alba (di epoca vicereale).

Porta Capuana

Delle porte che ancora possiamo ammirare, per chissà quale fortuna storica, quella Capuana senz’altro rappresenta l’esempio più straordinario ed efficace non solo del gusto rinascimentale a Napoli, ma anche del simbolismo assunto per trasmettere la magnificenza della casa d’Aragona che la fece erigere.

Porta Capuana Napoli

Dovendo annunciare la vittoria di Ferrante sui baroni ribelli e dovendo peraltro celebrare la sua incoronazione di re, lo fa con stemmi, epigrafi, archi e cartigli, sculture, putti e vittorie, assolutamente emblematiche. La porta fu iniziata intorno al 1488 e terminata nel 1495. La porta è affiancata da due torri dette dell’Onore e della Virtù.

Porta Nolana

Meno ricca, ma altrettanto interessante, è la porta Nolana sempre del periodo aragonese, eretta lungo la via dei fossi (l’attuale corso Garibaldi) in sostituzione della Porta di Forcella.

Porta Nolana Napoli

Essendo un varco secondario (la Capuana rappresentava l’ingresso principale della città), presenta pochi elementi decorativi, tra cui un bassorilievo su cui è scolpito re Ferdinando I in groppa ad un cavallo in tenuta d’armi, spada sguainata nell’atto di colpire. Le sue insegne sono scolpite in maniera ancora visibile sull’armatura e sulla gualdrappa dell’animale.

La porta Nolana, purtroppo, porta sul suo arco una costruzione abitativa più o meno recente, che si staglia tra le belle torri dette Fede e Speranza. Da tempo immemore quelle autorevoli torri fungono da mura protettive di una delle espressioni più veraci del costume napoletano: il mercato del pesce, quello che per dirlo alla napoletana, si svolge aret’ e mur’ .

Porta San Gennaro

San Gennaro, la porta più antica della città di Napoli, è collocata di fronte a Piazza Cavour ed è inglobata all’interno di un complesso edilizio successivo.

Porta San Gennaro Napoli

La sua prima costruzione risale all’anno 928 quando era dilagata la paura dei Saraceni ed era l’unico punto di accesso per chi proveniva dalla parte settentrionale della città.

La dedica a San Gennaro si deve al fatto che è da questa porta che si sviluppava l’unica strada esterna alla città che conduceva alle catacombe del Santo. La Porta del tufo è l’altra denominazione che le veniva attribuita in quanto è da questa porta che venivano immessi in città i grandi blocchi di tufo estratti dalle cave del vallone della Sanità.

A seguito di diversi spostamenti furono eliminate le due maestose torri fortificate che la fiancheggiavano, mentre nel 1656, al termine di un’epidemia di peste, vi fu aggiunta come ex-voto un’edicola affrescata da Mattia Preti con motivi sacri (la Madonna e i Santi che implorano la fine della peste). L’affresco raffigura San Gennaro, Santa Rosalia e San Francesco Saverio.

Porta Alba

Port’Alba dal nome del vicerè che la fece erigere, Don Antonio Alvarez di Toledo duca d’Alba, era la porta di mezzo tra quella Reale e quella di Costantinopoli.

Porta Alba Napoli

Questa porta fu aperta nell’antica muraglia angiona per agevolare il passaggio della popolazione che in quel luogo aveva praticato un “pertugio” abusivo perché stanco di fare lunghi giri per entrare in città. Per lungo tempo è stata denominata dal popolo porta Sciuscella dal nome dei frutti di carrubo che continuamente finivano in strada dal vicino giardino del convento di San Sebastiano.

La sua particolarità è che da sempre racchiude, sotto un unico spazio, le principali librerie della città e antiche pizzerie, qui i turisti, tra un libro e una pizza a portafoglio, passeggiano per giungere ai primi metri del decumano maggiore.