Nell’intricata ragnatela dei vicoli del Borgo Orefici, e al limite di piazza Mercato, si trova la Chiesa di Sant Eligio Maggiore con il suo famoso orologio.

Sant Eligio Maggiore, la chiesa gotica più antica di Napoli, fu fatta erigere dai francesi nel 1270 circa per volere di Carlo I d’Angiò in onore dei santi Eligio, il protettore degli orafi, dei numismatici, dei maniscalchi e dei veterinari, e dei Santi Dionisio e Martino.



Inizialmente questo edificio religioso venne affiancato ad un ospedale, all’interno del quale venne istituito un educandato femminile, dove le ragazze venivano avviate alla carriera infermieristica.

Successivamente, durante il decennio francese (1805-1815), la chiesa divenne anche una caserma. L’importante restauro del secolo scorso ha restituito la chiesa al culto, mettendone in luce i tratti dell’originario impianto gotico duramente provati sia dai numerosi rifacimenti succedutisi nel corso dei secoli, che dagli eventi bellici del 1943.

Chiesa di Sant Eligio Maggiore Napoli

L’interno della struttura è scarno, ma allo stesso tempo disarmante in bellezza: costruito da tre navate, divise da tre arconi, che attraversano tutta la chiesa. Tra le opere d’arte presenti nella chiesa vanno annoverate un dipinto di Massimo Stanzione raffigurante i tre santi francesi Eligio, Dionisio e Martino, un dipinto di Cornelio Smet che rappresenta il Giudizio Universale, ed infine una tela di Francesco Solimena posta nella Cappella di San Mauro.

Nell’educandato femminile è inoltre conservata la Madonna della Misericordia dalla faccia tagliata che, secondo la leggenda, avrebbe perso sangue all’altezza di uno sfregio praticato sul volto della Vergine.

Del complesso fanno parte anche due chiostri costruiti con monumentali pilastri di piperno, uno dei quali finemente ornato da una fontana seicentesca, mentre nel quattrocento fu costruito un arco a due piani, noto anche come l’arco dell’orologio, per collegare il campanile della chiesa all’edificio adiacente.

Napoli Chiesa di Sant Eligio Maggiore

Da un lato c’è un orologio normale, con due lancette, dall’altro versante c’è un orologio più piccolo e con un’unica lancetta seguito all’esplosione della nave Caterina Costa (28 marzo 1943), la stessa che lasciò una profonda ferita nel Maschio Angioino. Per anni, fino al 1993 quando fu restaurato, l’orologio segnò quel terribile orario come memoria per tutti i napoletani che di lì si trovavano a passare.

Orologio di Sant'Eligio Napoli

Come molti monumento partenopei anche la Chiesa di Sant’Eligio Maggiore ha un’affascinante leggenda. Osservando con attenzione sul lato inferiore dell’orologio, si scorgono due piccole teste scolpite: una femminile, docile e spaesata ed una maschile, dallo sguardo torvo e dalla folta barba. Le due testine rappresenterebbero i due giovani protagonisti della storia, Irene Malarbi ed il duca Antonello Caracciolo.

Pare che il Caracciolo, nobiluomo senza scrupoli, innamoratosi di una giovane vergine ed impossibilitato dalle resistenze di lei ad averla, fece condannare ingiustamente suo padre chiedendo, in cambio della sua liberazione, la resa della fanciulla ai propositi del duca. Il padre della sventurata fu effettivamente liberato, ma la famiglia di lei chiese giustizia a Isabella di Trastamara, figlia del sovrano Ferdinando II d’Aragona, ottenendo come condanna lo sposalizio forzato della giovane da parte del Caracciolo e la sua successiva morte per decapitazione.

Ma non è la sola leggenda, pare che al secondo si trovasse una stanza in cui i condannati a morte trascorrevano le loro ultime ore aspettando l’esecuzione.

Chiesa di Sant Eligio Maggiore

Indirizzo: Via Sant’Eligio, Napoli
Come arrivare: in autobus E2 o 151, fermata via Marina – Carmine (direzione Piazza Municipio) o fermata Marina – Torre Aragonese (direzione Piazza Garibaldi), attraversare Piazza Mercato.