La Chiesa di Sant Eligio Maggiore, con il suo famoso orologio, è una splendida opera architettonica nascosta nell’intricata ragnatela dei vicoli del Borgo Orefici.

Quando fu costruita dominava Piazza Mercato, e ha visto la morte di Corradino di Svevia, la prigionia di Masaniello e i tanti giustiziati nella Napoli di ogni tempo.



Cenni storici

Sant’Eligio Maggiore è la più antica tra le architetture angioine a Napoli.

La chiesa gotica nasce nel 1270 circa per per volere di tre nobiluomini francesi legati alla corte di Carlo I d’Angiò. Venne dedicata ai Santi Dionisio e Martino e di Sant’Eligio, il protettore degli orafi, dei numismatici, dei maniscalchi e dei veterinari.

Alla struttura venne affiancata un ospedale e un educandato femminile dove poter istruire le giovani che volevano apprendere l’arte della medicina.

Nei secoli successivi la chiesa ha subito l’influenza di altri stili architettonici che ne hanno modificato l’aspetto originario in particolare nell’interno e nei chiostri. L’importante restauro del secolo scorso ha, fortunatamente, rimesso in luce i tratti dell’originario impianto gotico.

Architettura della Chiesa

Per accedere alla chiesa si passa per un portale laterale in stile gotico francese. L’interno, dall’aspetto austero e spoglio si presenta con tre navate, originali divise da colonne antiche di varia provenienza con cappelle laterali disuguali, transetto ed abside poligonale. Le murature sono in tufo giallo con membrature in piperno grigio. Esiste anche una quarta navata, originariamente faceva parte dell’ospedale adiacente ed è stata inglobata nel corso del XVI secolo.

Del complesso fanno parte anche due chiostri costruiti con monumentali pilastri di piperno, uno dei quali finemente ornato da una fontana seicentesca.

Chiesa di Sant Eligio Maggiore Napoli

Tra le opere d’arte presenti interessanti sono il dipinto di Massimo Stanzione raffigurante i tre santi francesi Eligio, Dionisio e Martino; il Giudizio Universale di Cornelio Smet. Nella cappella di San Mauro c’è una copia del dipinto Sant’Eligio in adorazione di Francesco Solimena. La Sala Sant’Eligio, un tempo usata dai sovrani per le feste popolari, mette in mostra affreschi e tele con le Storie della Gerusalemme Liberata.

Nell’educandato femminile è inoltre conservata la Madonna della Misericordia dalla faccia tagliata che, secondo la leggenda, avrebbe perso sangue all’altezza di uno sfregio praticato sul volto della Vergine.

L’esterno è caratterizzato da forme gotiche, perfettamente visibili da piazza Mercato. Interessante è la torre campanaria e l’attiguo Arco dell’orologio, una struttura quattrocentesca a due piani denso di storia e leggenda.

Arco dell’Orologio di Sant’Eligio 

Al primo piano è collocato l’orologio in stile gotico, mentre al secondo è presente una stanza in cui i condannati a morte trascorrevano le loro ultime ore aspettando l’esecuzione.

Napoli Chiesa di Sant Eligio Maggiore

Da un lato c’è un orologio normale, con due lancette, dall’altro versante c’è un orologio più piccolo e con un’unica lancetta seguito all’esplosione della nave Caterina Costa (28 marzo 1943), la stessa che lasciò una profonda ferita nel Maschio Angioino. Per anni, fino al 1993 quando fu restaurato, l’orologio segnò quel terribile orario come memoria per tutti i napoletani che di lì si trovavano a passare.

Fate attenzione, negli angoli inferiori dell‘orologio, è possibile vedere quattro testine di marmo, due da un lato e due dall’altro, situate all’interno di quattro circoli concavi.

Curiosa e piena di fascino è la leggenda cinquecentesca che riguarda le due testine scolpite posizionate sotto l’orologio. Una femminile, docile e spaesata ed una maschile, dallo sguardo torvo e dalla folta barba. Le due testine rappresenterebbero i due giovani protagonisti della storia, Irene Malarbi ed il duca Antonello Caracciolo.

Orologio di Sant'Eligio Napoli

Pare che il Caracciolo, nobiluomo senza scrupoli, si fosse innamorato di una giovane vergine e cercasse – invano – di unirsi a lei. Per riuscire nel suo intento fece condannare ingiustamente il padre di lei. La famiglia non volle sottostare al vile ricatto e si rivolse al re Ferdinando d’Aragona che ordinò al duca di sposare la fanciulla con tanto di ricca dote, per poi condannarlo a morte e farlo decapitare nella vicina piazza Mercato.

Sant’Eligio patrono degli orafi e dei veterinari

Al santo, che prima di diventare vescovofu orafo di corte e maniscalco, è legato un miracolo.

Si narra che Eligio per poter mettere i ferri ad un cavallo non troppo mansueto, staccò letteralmente la zampa all’animale, ferrò lo zoccolo, poi riattaccò l’arto al cavallo. Ed è proprio dopo questo straordinario evento che cominciò a diffondersi una tradizione. Eligio veniva invocato dal popolo per la guarigione di cavalli infermi e, se ottenuta la grazia, i padroni degli stessi provvedevano ad appendere al portone della chiesa i ferri delle bestie curate. Leggi anche La Testa di Cavallo di Donatello, emblema di Napoli.

Chiesa di Sant Eligio Maggiore

Indirizzo: Via Sant’Eligio, Napoli
Come arrivare: in autobus E2 o 151, fermata via Marina – Carmine (direzione Piazza Municipio) o fermata Marina – Torre Aragonese (direzione Piazza Garibaldi), attraversare Piazza Mercato.