Ultima Modifica il 25 Agosto 2023

Si narra che nelle notti buie, quando la città dorme, il fantasma di Maria d’Avalos si aggiri irrequieto intorno alla piazza di S. Domenico Maggiore.

L’oscura presenza sarebbe vestita con abiti succinti, i capelli mossi dal vento e lo sguardo perduto alla ricerca del suo amore perduto.



La tragica storia di Maria d’Avalos

La vita della bella Maria d’Avalos è costellata di tragedie. Prima del matrimonio di convenienza col principe Carlo Gesualdo da Venosa era stata vedova per ben due volte ed aveva già con sé due figli nati dalle precedenti unioni.

Il matrimonio fu celebrato nella chiesa di San Domenico Maggiore ed andarono poi ad abitare una dimora nel vicino palazzo Sansevero. Qui dimorò (nel 700) Raimondo de Sangro settimo Principe di Sansevero, filosofo, alchimista ed appassionato di ricerche esoteriche.

Maria d’Avalos, trascurata dal marito troppo preso dalla sua musica, conobbe ad un ballo don Fabrizio Carafa, duca di Andria, ritenuto il più bel cavaliere di Napoli. La passione tra i due divampò in modo così impetuoso che le voci cominciarono a girare.

Fu cosi che Carlo Gesualdo, il Principe dei Musici, per vendicare l’onore offeso si trasformò in uno spietato assassino.

Si narra che dopo aver finto di allontanarsi da Napoli per una partita di caccia penetrò, nella notte del 18 ottobre 1590, con tre suoi servi fidatissimi nell’appartamento della moglie all’interno del Palazzo Sansevero. Sorpresi i due amanti, li fece uccidere accanendosi poi sui cadaveri col suo pugnale.  Sebbene diverse siano le versioni di tale vicenda, la loro tragica fine li ha resi leggendari e immortali.

Cappella Sansevero

Il Viceré Juan de Zúñiga, conte di Miranda, per evitare che si scatenasse la vendetta dei Carafa, consigliò a don Carlo di allontanarsi da Napoli, e di rifugiandosi nel castello di Gesualdo, nel cuore dell’Irpinia.

Dopo quel giorno, il fantasma della bellissima Maria d’Avalos vaga tutte le notti per le buie strade di piazza San Domenico Maggiore, emettendo strazianti lamenti in cerca dell’amante perduto e lasciando brividi di terrore alle persone che hanno la sfortuna di ascoltarli. Alcune voci sottolineano che durante le notti di luna piena questo fenomeno è più definito.

Quando il 28 settembre del 1889 un’infiltrazione d’acqua fece crollare un’ ala del palazzo Sansevero, vico S. Domenico n° 9, i più superstiziosi pensarono che l’atroce delitto di Carlo Gesualdo continuasse pesare su quelle mura.

Accanto al palazzo, costruito nel XVI secolo per volontà del Duca di Torremaggiore Paolo di Sangro come residenza della casata, si trova una cappella dedicata alla Vergine della Pietà, oggi conosciuta come Cappella Sansevero. Pare che la sua realizzazione, per volontà dal primo principe Giovanni Francesco Sangro, doveva essere una specie di riabilitazione del palazzo dopo l’efferato delitto.

Curiosità

Nel 1609 Carlo Gesualdo, mosso da forti sensi di colpa per quell’orrore commesso, commissionò al pittore Giovanni Balducci una tela, Il Perdono di Carlo Gesualdo. La tela, conosciuta anche con il nome di La Pala del Perdono, cela tutti segni del suo pentimento. Il dipinto è conservato nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Gesualdo Avellino. Festa di San Vincenzo Ferreri e il Volo dell’angelo a Gesualdo (AV).