Tra i tanti misteri e leggende di Napoli c’è quello del Fiume Sebeto, un corso d’acqua fantasma che si muove nelle viscere di Napoli. – Photo di copertina @ Daniele di Palma.



Sebeto, un nome mitico che evoca la storia dei primi insediamenti partenopei quando la città di Napoli si sviluppò intorno a tre corsi d’acqua: il Veseri, il Dragone (sepolti dalle eruzioni del vulcano) e il Sebeto, scomparso misteriosamente.

Il suo antico nome, Sepeithos, traducibile come andar con impeto, è legato ai primi coloni greci che s’insediarono nel golfo napoletano e ci è stato tramandato sul verso di alcune monete coniate fra il V e il IV secolo a.C..

Il Sebeto, l’antichissimo fiume di Napoli, cantato da Virgilio, Boccaccio, Sannazzaro,… nasceva dalle sorgenti della Bolla alle falde del Monte Somma, attraversava Casalnuovo, Volla e Ponticelli, prima di sfociare nel golfo di Napoli si divideva in due corsi d’acqua acqua, il primo sfociava nei pressi di Pizzofalcone, il secondo verso Ponte della Maddalena. Era la linea di demarcazione tra la vecchia Palepoli e Neapolis, la città Nuova.

Napoli Fontana del Sebeto

Le trasformazioni urbane iniziate nel XIV secolo hanno prima ridimensionato e in seguito sepolto il corso del fiume. Attualmente, le sue tracce sono visibili solo in pochi punti della città.

La città di Napoli come ricorda l’esistenza di questo fiume

In sua memoria, per volere del viceré Manuel Zuñiga y Fonseca, fu commissionata a Cosimo Fanzago la costruzione di una Fontana, detta del Sebeto. Oggi la si può ammirare in Largo Sermoneta a Mergellina.

La legenda

Si narrano diverse leggende sulla nascita del fiume fantasma, una delle più famose è quella che narra la storia del Dio Vesevo (Vesuvio) e del Dio Sepheitos (Sebeto) i quali si innamorarono entrambi di una sirena di nome Partenope la quale non sapendo chi scegliere tra i due decise di uccidersi diventando uno dei faraglioni di Capri, mentre il Dio Vesevo per la rabbia diventò un vulcano, l’attuale Vesuvio, e il Dio Sepheitos per la disperazione pianse fino a creare un fiume che attraversava la zona di Napoli e dintorni.

Una leggenda più romantica, narra invece del grande amore tra Sebeto, ricco proprietario terriero, e Megara. Questa morì annegata nelle acque del golfo mentre camminava e si trasformò in scoglio (Megaride). Sebeto quindi, distrutto dal dolore, si sciolse in lacrime e diventò fiume per gettarsi nel mare dove l’amata era morta.