Gli scavi di Pompei, l’antica cittadina romana sepolta dell’eruzione vesuviana del 79 d.C, hanno svelato al pubblico anche gli usi e costumi sessuali di quel tempo, soprattutto grazie agli studi del Lupanare, ovvero il “bordello”.

La vecchia casa d’appuntamenti (Regio VII, insula 12.8) della sfortunata città di Pompei, è il luogo che più di ogni altro suscita la curiosità dei turisti.



L’arte erotica di Pompei (ma anche di Ercolano) scandalizzò parecchio la società all’epoca della sua scoperta; fino a tempi relativamente recenti fu tenuta ben nascosta, e solo gli archeologi potevano accedervi (dietro richiesta). Leggi l’articolo su Gabinetto Segreto al Museo Archeologico di Napoli.

Il Lupanare di Pompei

Il lupanare, scavato nel 1862, è localizzato su una vicoletto storto della città, poco distante dal Foro e dalle Terme Stabiane; basta seguire i falli incisi sulle pareti di alcune case o sulle strade principali per trovare questo luogo del piacere.

Lupanare di Pompei

Il piano terra, destinato ai clienti più poveri, è accessibile da due ingressi che immettono in una stanza centrale. Entrambi gli ingressi conducevano in una specie di saletta centrale, su cui si affacciano cinque cellae meretriciae semplicemente arredate con un letto in muratura addossato alla parete; sul fondo del corridoio, sotto le scale di legno che portavano al piano superiore, si vede una latrina.

Al piano superiore, riservato ad una clientela di rango più elevato, vi si accedeva da un ingresso indipendente, attraverso delle scalette si giunge alla balconata del primo piano che gira tutto attorno all’edificio e su cui si aprono altre cinque cellae meretriciae.

Lupanare di Pompei

Le uniche decorazioni pittoriche dell’edificio si trovano al piano inferiore, quadretti con raffigurazioni erotiche. Non si sa di preciso se svolgessero solo una funzione decorativa o se invece costituissero una sorta di catalogo con tanto di dimostrazione dei servizi offerti.

Sulle pareti sono state trovate, inoltre, ben 120 iscrizioni riportanti i commenti sia dei clienti che delle prostitute, molte delle quali sono state identificate.

In epoca romana la prostituta di bassa categoria, era denominata lupa, da qui deriva la parola lupanare (luogo delle lupae). Da non confondere con le meretrix, una cortigiana esperta nell’ars amatoria, nella musica, nella danza e nel canto.

Le tariffe andavano da un minimo di due assi, equivalente ad un bicchiere di vino, fino ad un massimo di sedici assi. Secondo un graffito su un sedile fuori Porta Marina “Atticè per la sua prestazione chiedeva 16 assi“.

Visitare il lupanare di Pompei rivelerà un lato della cultura della civiltà romana che forse non conoscevate!

Scavi di Pompei

Dal 1 novembre al 31 marzo – 9.00 – 17.00 (ultimo ingresso alle 15.30);
Dal 1 aprile al 31 ottobre – 9.00 – 19.30 (ultimo ingresso alle 18.00);
Chiuso il 1 Gennaio, il 1 Maggio e il 25 Dicembre.