Girando per Napoli l’occhio attento viene catturato da un obelisco o una guglia che svetta fra le vie e piazze della città. Parliamo delle più belle colonne partenopee, piccoli e preziosi frammenti di storia, collegati ognuno ad un particolare episodio delle vicende cittadine.



Gli obelischi partenopei sono l’evoluzione delle macchine di festa di legno e carta, che il popolo innalzava ed incendiava con i fuochi d’artificio, nelle piazze, in occasione delle feste religiose e civili.

L’obelisco, dal greco obeliskos, nasce nell’antico Egitto come elemento architettonico celebrativo in onore del dio Sole o di un Faraone.

Sono cinque gli obelischi di Napoli, cerchiamo di capirne l’origine e la storia

Certamente l’Obelisco di Piazza del Gesù (o guglia dell’Immacolata) è il più famoso di tutta Napoli, è situato in Piazza del Gesù di fronte alla Chiesa del Gesù Nuovo.

Napoli Obelisco dell Immacolata

L’obelisco dell’Immacolata, alto 30 metri, fu eretto nel XVIII secolo per volere del gesuita Francesco Pepe su progetto di Giuseppe Genoino grazie ad una colletta pubblica. L’opera è rivestita da sculture marmoree di Matteo Bottiglieri e di Francesco Pagano. Sulla sommità è posta la statua di rame dell’Immacolata. Ogni anno durante la festa dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre, i pompieri pongono in cima alla statua una corona di fiori.

Una strana leggenda ci racconta che insieme agli episodi biblici e alle sculture dei vari santi, siano state scolpite anche figure blasfeme che richiamano la morte e che sarebbero visibili solo guardando l’obelisco da alcune angolazione e in particolari condizioni di luce. Mettete alla prova il vostro sguardo, il risultato potrebbe sorprendervi.

L’obelisco di San Gennaro (o più propriamente guglia di San Gennaro) è la più antica di Napoli e non poteva che rappresentare il suo patrono, San Gennaro.

Napoli Obelisco San Gennaro

Alto 24 metri, compare in tutta la sua imponenza percorrendo via Tribunali in direzione Forcella, quando la strada si allarga per fare spazio a piazza Sisto Riario Sforza, proprio alle spalle della Cattedrale di Napoli tra la reale cappella del Tesoro di san Gennaro ed il Pio Monte della Misericordia.

L’opera barocca, costruita tra il 1645 e il 1660 da Cosimo Fanzago, fu commissionato dalla Deputazione del Tesoro di San Gennaro in ringraziamento per lo scampato pericolo durante l’eruzione del Vesuvio del 1631, che per 20 giorni mise sotto scacco la città dopo 130 anni di inattività.

La struttura è composta da una sorta di colonna quadrangolare sulla quale sono collocate le grandi volute che terminano in un capitello ionico riccamente decorato. Alla sommità del monumento si innalza la statua in bronzo di San Gennaro, opera di Tommaso Montani; alla base invece la scultura della Sirena Partenope regge uno scudo recante parole di di gratitudine della città al santo.

Il centro della piazza san Domenico Maggiore, una delle più belle della città partenopea, è dominata dall’obelisco di San Domenico, un trionfo di stemmi, puttini, sirene e medaglioni in dialogo con la decorazione della vicina chiesa dedicata al santo.

Napoli Obelisco San Domenico Maggiore

La guglia a forma di piramide, fu commissionata dai Padri Domenicani e dagli eletti del popolo come ex voto dopo la terribile pestilenza del 1656. I lavori, su disegno di Cosimo Fanzago, iniziarono nel 1658 e giunsero a termine solo nel 1736 con Domenico Antonio Vaccaro. In cima all’obelisco è situata la statua del Santo, mentre lungo tutta la superficie sono ritratti i santi dominicani.

L’Obelisco di Portosalvo, l’ultima eretta in ordine di tempo a Napoli, si trova appena fuori la chiesa cinquecentesca di Santa Maria di Portosalvo all’altezza dell’Immacolatella, alla biforcazione di Via Marina e Via De Gasperi.

L’obelisco in piperno, a quattro facce e culminante in una croce, fu eretto nel 1799 per celebrare la restaurazione borbonica e la fine dell’esperienza giacobina della repubblica napoletana.

Ultima, ma non da meno, c’è la guglia dell’Immacolata di Materdei situata nello slargo prospiciente via Ugo Falcando, nei pressi della stazione della linea 1. Un obelisco alto 10 metri, in marmo bianco e piperno che presenta i tipici caratteri dell’arte barocca sormontato da una statua con la Madonna e il Bambino (che a sua volta sostiene un libro) realizzata intorno al 1470 Domenico Cagini.