Il 19 settembre a Napoli è un giorno speciale, tutta la città attende il prodigio di San Gennaro. Lo scioglimento del sangue del santo patrono è uno dei misteri partenopei più antichi.

Una festa che vede gli occhi dei fedeli, e non solo, rivolti alle due ampolle contenenti il sangue in attesa del suo scioglimento insieme al rintocco delle campane e allo sventolio di fazzoletti.

C’è chi parla di trucco, chi invece parla di miracolo, quel che è certo è che resta un fenomeno sospeso tra la fede e la magia.



19 Settembre, le celebrazioni di San Gennaro

Il miracolo di San Gennaro patrono di Napoli

I riti preparatori per celebrare il Santo iniziano sempre il giorno prima, il 18 settembre, con la famosa processione dalla Chiesa di San Lorenzo Maggiore alla Cattedrale e con l’accensione della lampada votiva sul sagrato del Duomo.

Nella mattinata del 19 settembre ha inizio con la Lettura della Passione del Martire per poi procedere all’apertura della cassaforte con all’interno le ampolle del sangue di San Gennaro per essere esposte sull’altare maggiore. L’auspicata liquefazione del Sangue del Martire viene annunciata dopo la solenne celebrazione Eucaristica. Nel pomeriggio le ampolle con il Sangue verranno offerte alla venerazione dei fedeli.

Per la verità il prodigio della liquefazione del sangue si ripete ben tre volte l’anno; oltre al 19 settembre (giorno del martirio di San Gennaro), il 16 dicembre giorno del miracolo laico e il il miracolo di maggio in ricordo della prima traslazione delle Reliquie del Santo da Fuorigrotta alle Catacombe di Capodimonte.

La liquefazione del sangue

San Gennaro, Ampolla del sangue

La venerazione per San Gennaro ha origini antichissime che risalgono all’epoca del suo martirio nel 305 sotto Diocleziano.

Secondo la tradizione dopo l’esecuzione, una pia donna di nome Eusebia riuscì a raccogliere in due ampolle (i cosiddetti lacrimatoi) parte del sangue del vescovo; il corpo, invece, fu prima sistemato a Fuorigrotta e poi spostato, un secolo dopo, nelle attuali Catacombe a Capodimonte. Pare che proprio in questa occasione avvenne la prima liquefazione anche se la data ufficiale risale a molto tempo dopo, nel 1389.

Da allora l’avverarsi di tale fenomeno è considerato di “buon auspicio” per la popolazione napoletana.

La teca d’argento è rotonda con un manico anch’esso d’argento. Tra due vetri rotondi ci sono due piccoli contenitori di vetro; il più piccolo è semivuoto, perché Carlo III di Borbone ne sottrasse il contenuto per portarlo in Spagna. Il più grande è per metà pieno di una sostanza solida colore rosso molto scuro.