Nella cultura popolare partenopea hanno sempre avuto un ruolo primario le storie di fantasmi, di leggende e di personaggi misteriosi. A Napoli modi di dire legati alle credenze popolari sono molto frequenti anche tra i giovani, tradizioni antiche si sono tramandate fino a oggi e i partenopei amano tenerle vive.

La prima delle leggende e sicuramente legata al mito della sirena Parthenope. La versione più famosa narra che la bellissima sirena Partenope, tentò invano di sedurre col suo canto l’eroe Ulisse, di ritorno verso Itaca. La sirena, lacerata dal mancato successo, si suicidò gettandosi in mare e il suo corpo, privo di vita, fu trasportato dalle correnti marine nei pressi dell’isolotto di Megaride, dove oggi sorge il famoso Castel dell’Ovo. Sempre secondo la leggenda il suo capo sarebbe poggiato sull’altura di Capodimonte, mentre i piedi sono adagiati su quella di Posillipo.

Leggende di Napoli: O'Munaciello

Un proverbio napoletano recita “O Munaciello a chi arricchisce e a chi appezzentisce”. Senza dubbio ‘O Munaciello e’ il personaggio più nominato e più temuto dai napoletani. Questi rappresenta lo spiritello dispettoso e bizzarro che, con il suo imprevedibile comportamento, ne fa l’entità più citata nelle leggende. Al comportamento dispettoso spesso si accompagnano benevoli “lasciti” in moneta contante. In questo caso non bisogna rivelare a nessuno l’episodio, pena l’accanimento del Munaciello nei nostri confronti. Un personaggio molto spesso associato alla parte cattiva dell’animo umano, al demonio che si nasconde e che e’ sempre pronto ad afferrarci e che i napoletani cercano da sempre di evitare.

Il personaggio indicato come ‘A Bella ‘Mbriana, invece, rappresenta, lo spirito benigno. E’ una sorta di anti-munaciello. Avere questa presenza nelle case significa benessere e salute. E’ rappresentata come una bella donna molto ben vestita paragonabile alla fata delle favole dei bambini. E’ anche detta Meriana oppure ‘Mmeriana.

Leggende di Napoli: Il coccodrillo di Castel Nuovo

Delle tante leggende che circondano il Maschio Angioino, una delle più interessanti è quella che riguarda la cosiddetta fossa del coccodrillo. Narra la leggenda che i prigionieri rinchiusi nei locali sotterranei adibiti a prigione scomparissero all’improvviso in circostanze misteriose; aumentata la vigilanza non si tardò a scoprire la causa delle sparizioni: da un’apertura entrava un coccodrillo che azzannava i prigionieri alle gambe e li trascinava in mare. Pare che l’animale fosse giunto a Napoli seguendo una nave proveniente dall’Egitto. Appurato il fatto, si decise di dare in pasto al coccodrillo tutti i prigionieri che si voleva eliminare senza senza troppo clamore. Una volta morto, l’animale venne impagliato ed appeso sulla porta d’ingresso al Castello.