Piazza del Plebiscito, ben delineata nei suoi spazi dalla chiesa di San Francesco di PaolaPalazzo Reale, Palazzo Salerno e Palazzo della Foresteria, è certamente la più caratteristica delle piazza di Napoli. Il nome della Piazza, precedentemente denominata largo di Palazzo, arriva soltanto nel 1860, quando un plebiscito appunto decreta l’annessione dell’allora Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna.

La piazza fu per secoli uno slargo irregolare dove si svolgevano grandi feste popolari, tra le più famose vi era quella della “Cuccagna”. Durante la festa veniva posto al centro della piazza un albero di nave, a cui erano attaccati premi per coloro che riuscivano a salirvi. Anche se per un periodo fu relegata al ruolo di parcheggio, oggi Piazza del Plebiscito è una delle cartoline di Napoli, qui si celebrano il capodanno partenopeo, concerti ed è il luogo di ritrovo per i festeggiamenti dei successi sportivi della Società Sportiva Calcio Napoli.


Nel centro di Piazza del Plebiscito, sono collocate due statue equestri, quella di Carlo III di Borbone (l’iniziatore della dinastia) insieme a quella di suo figlio Ferdinando I delle Due Sicilie, entrambe con lo sguardo rivolto verso il Palazzo Reale.

Piazza Plebiscito - Palazzo Reale

Attraversare bendati Piazza del Plebiscito

Sono tanti i turisti che vi giungono per poterla ammirare, e come vuole la tradizione si cimentano in un particolare gioco,  partendo dalla porta di Palazzo Reale bisogna attraversare bendati lo spazio tra la statua equestre di Carlo III di Borbone e quella di Ferdinando I delle Due Sicilie. L’impresa, apparentemente facile, si rivela invece molto ostica per una “maledizione”.

La leggenda vuole che la regina Margherita concedesse, una volta al mese, a uno dei suoi prigionieri di avere salva la vita a patto di superare proprio questa prova. Non ci riuscì mai nessun prigioniero, complice la pendenza del pavimento.

Irriverente racconto sulle statue del Palazzo Reale

Ma in piazza del Plebiscito c’è anche una lunga discussione che va avanti dalla fine dell’Ottocento tra le statue che ornano la facciata di Palazzo Reale. Ognuna di esse rappresenta, attraverso il suo capostipite, una dinastia a cui è stata sottoposta la città di Napoli.

Partendo da sinistra: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Alfonso V d’Aragona, Carlo V d’Asburgo, Carlo III di Spagna, Gioacchino Murat ed infine Vittorio Emanuele II. Mancano del tutto i Re della famiglia dei Borbone sconfitti da poco più di vent’anni dalla posa delle statue.

Statue dei re di Napoli, Facciata del Palazzo Reale

La voce del popolo narra che Carlo V d’Asburgo, che ha un dito rivolto verso terra, esclamò Chi ha pisciato ca’ n’terra? Carlo III, di seguito rispose: Nun saccio’ nient’ e Murat, pieno di se, disse So’ stat’io e mo’ ch’fai? Finì la discussione Vittorio Emanuele che con la spada sguainata esclamò Mo to tagl’ accussì t’ liev’ o vizio.