Il Carnevale in Campania, pur non essendo tra i più famosi, come quello di Venezia e di Viareggio, presenta molte usanze, maschere, ricette e tradizioni storiche particolari, tradizioni antichissime che si riflettono in maschere tipiche e in tante ricette dolci e salate.

Una festa, le cui origini si perdono nella notte dei tempi probabilmente nelle feste religiose pagane, in cui si faceva uso delle maschere per allontanare gli spiriti maligni. Con l’avvento del cristianesimo questi riti persero il carattere magico e rituale e rimasero semplicemente delle forme di divertimento popolare. La parola carnevale deriva dal latino “carnem levare” (“eliminare la carne”) ed indica il banchetto che si tiene l’ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo della Quaresima quando è vietato mangiare carne.



Il Carnevale napoletano viene spesso associato al Gioco della Cuccagna, detto anche “palo di sapone”, visto che l’altissimo palo che fa parte del gioco veniva interamente insaponato e reso scivoloso. Il carnevale moderno prevede in città spettacoli e balli, solitamente interpretati da giovani artisti di strada e non. Simbolo del carnevale napoletano e della cultura partenopea è la maschera di Pulcinella, una maschera complessa che nasconde molti significati.

Carnevale - Pulciella Napoli

Pulcinella è pigro, ironico, opportunista, sfrontato e chiaccherone e sempre in movimento. La qualità che contraddistingue meglio Pulcinella è la sua furbizia, con la quale riesce a risolvere i problemi più disparati che gli si parano davanti, sempre, però, in favore dei più deboli ed a discapito dei potenti. Pulcinella è nato a Napoli grazie all’attore Silvio Fiorillo, durante la seconda metà del Cinquecento, con l’avvento della Commedia dell’Arte, il colore del suo costume, pantaloni e ampia camica, è bianco, con una maschera nera con naso lungo e adunco e un cappello bianco di stoffa bianca.

Curiosità – l’espressione “il segreto di Pulcinella” indica un segreto che non è più tale, si riferisce ad una caratteristica di questa maschera: non riesce mai a tacere e a tenere un segreto a lungo. A Napoli, paese della Cuccagna, ogni occasione è buona per festeggiare in compagnia degli amici davanti ad una bella tavola imbandita delle più tradizionali ricette tramandate da anni. La cucina carnevalesca napoletana è varia, divertente, colorata e comprende piatti tradizionali e unici ricordati nei giorni successivi quando vige “digiuno e astinenza”.

Lasagna di Carnevale

Si inizia con la Lasagna un piatto multistrato molto elaborato con ricotta, polpettine, uova sode, ragù, perchè Carnevale si sa, è la festa del grasso e allora non ci si può risparmiare niente. Il menu, poi, prevede un secondo a base di carne al ragù oppure polpette fritte, braciole (involtini di carne di manzo farcite con formaggio, aglio e prezzemolo) e tracchiolelle (costine di maiale), più un sostanzioso contorno di parmigiana di melenzane, abbondantemente farcita con mozzarella filante. Dopo la frutta si arriva finalmente al gran finale delle portate, i dolci tradizionali napoletani: In pole position non possono mancare le Chiacchiere con l’aggiunta del sanguinaccio.

Chiacchiere di Carnevale

Al forno o fritte, vanno rigorosamente servite con una bella manciata di zucchero, da inzuppare nel sanguinaccio. Non fatevi trarre in inganno dal nome, a Napoli il sanguinaccio ormai è una crema densa e dolce, a base di cioccolato, e il sangue del maiale cui deve il suo nome è solo un lontano ricordo. Un altro dolce molto famoso a Napoli è il Migliaccio napoletano (fatto con la ricotta e la semola di grano duro), il cui nome deriva dal miglio grezzo molto utilizzato nella cucina contadina povera partenopea.